Viaggio a Istanbul: 4 giorni alla scoperta di una città magica

La Turchia mi ha insegnato che ci si può innamorare di un luogo al punto da temere che i viaggi successivi non possano reggere il confronto. In questo articolo ripercorrerò nel dettaglio il mio viaggio a Istanbul, quattro giorni in cui ho esplorato senza sosta quella che per me si è rivelata una delle città più affascinanti di sempre, crocevia di culture e religioni, pilastro della storia della civiltà. Un itinerario di cui non cambierei nulla e che spero possa guidare e ispirare anche voi.
Se dovessi immaginare una parola da associare a Istanbul, quella parola sarebbe incantesimo. Perché è proprio così che mi sono sentita non appena io e questa città ci siamo incontrate per la prima volta, sotto incantesimo. Una città che è tutto un mondo e che sembra risucchiarti nel magico vortice di misteri che caratterizza la sua storia.
Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul. Scrive Corrado Augias nel suo libro I segreti di Istanbul, testo per me perfetto e necessario per affrontare questo viaggio: <<Arrivare a Istanbul ignorando da quali complesse vicende la città sia stata formata, toglie al viaggio non solo molta parte della sua utilità, ma perfino quella dose di divertimento che da un viaggio ci aspettiamo>>.
Io e L. abbiamo trascorso a Istanbul quattro giorni pieni, all’interno di un viaggio in Turchia che ha toccato anche la Cappadocia. A mio parere, questo è il tempo minimo da dedicare ad una città che conta 15 milioni di abitanti, un territorio vastissimo che abbraccia due continenti, ed un’infinità di luoghi da vedere ed esperienze da fare.
Giorno 0: arrivo a Istanbul
Questo è quello che potremmo definire il giorno zero. Avendo un volo in arrivo nel tardo pomeriggio, abbiamo avuto giusto il tempo di lasciare i bagagli nel piccolo hotel a Sultanahmet, fare un giro di ricognizione nel quartiere, e concentrarci sulla nostra prima – e assolutamente deliziosa – cena turca.
Istanbul – giorno 1: Sultanahmet e luoghi iconici
Topkapi Palace

Abbiamo iniziato visitando il Topkapi Palace, residenza ufficiale dei sultani dal XV fino alla seconda metà del IXX secolo. Voluto da Maometto II, questo complesso conta centinaia di stanze, padiglioni, cortili, ma solo alcune parti sono oggi aperte al pubblico.
Che dire, dalle stanze dell’harem agli hammam delle concubine, gli interni di questo luogo sono una gioia per gli occhi. In una delle sale, quella del tesoro, si può osservare anche il celebre Emerald Dagger: si dice sia l’arma bianca più preziosa al mondo. Mahmud I fece realizzare il pugnale come ossequio da consegnare tramite un’ambasciata allo Sha di Persia che però morì prima di poterlo ricevere.


Prendetevi il giusto tempo per il Topkapi perché ce ne vorrà, e ne vale la pena. L’ingresso è incluso nelle attrazioni del Museum Pass.
Moschea di Santa Sofia

Dal palazzo dei sultani ci siamo diretti alla Moschea di Santa Sofia (Aya Sofia), un luogo per me impressionante. La sua struttura è possente ma elegante, la sua storia lunga e articolata: simbolo di tre imperi differenti e fulcro di altrettanti modi di interpretare la parola di Dio. Per questo, a mio parere, ne andrebbe studiata la storia prima di visitarla. Dopo essere stata un museo per decenni, dal 2020 Santa Sofia è di nuovo una Moschea a tutti gli effetti, dunque un luogo di culto nel quale è di fondamentale importanza rispettare i fedeli durante le loro preghiere.
A partire da gennaio 2024, l’ingresso alla moschea è a pagamento: il biglietto costa 25€ e non è incluso nel Museum Pass. Inoltre, per proteggere questo luogo dagli effetti negativi turismo di massa e tutelare i fedeli, l’accesso agli stranieri sarà consentito solo dall’entrata che si trova dalla parte del palazzo Tokpapi (non più dal piazza Sultanahmet), e la visita limitata al solo piano superiore.
A questo punto, la tappa successiva più ovvia sarebbe stata Sultanahmet Camii, la Mosceha Blu, situata proprio di fronte a quella di Santa Sofia. Purtroppo, al momento del nostro viaggio era ancora completamente chiusa al pubblico per una ristrutturazione che l’ha interessata a più riprese negli ultimi anni, quindi abbiamo potuto ammirarne la bellezza solo dall’esterno. Per il 2024 dovrebbe essere ripristinata la possibilità di visitarla, ma controllate prima della vostra partenza.
Cisterna Basilica
Dopo Aya Sofia è stata la volta della Cisterna Basilica (Yerabatan Sarayi). Voluta dall’imperatore Giustiniano, dopo la conquista di Costantinopoli, questa costruzione è stata usata dai sultani per l’approvvigionamento idrico dei giardini del Topkapi. Con l’avvento dell’Impero Ottomano è entrata in disuso, per poi essere riscoperta un secolo dopo.
È molto suggestiva e vale la pena visitarla, ma forse il costo del biglietto – non incluso nel Museum Pass al momento del nostro viaggio – di 14€ (450 LT) è un po’ elevato considerando l’esperienza nel complesso.
Ponte di Galata

Dalla Basilica Cisterna ci concediamo una passeggiata di circa mezz’ora fino al Ponte di Galata, nonostante le nuvole ci impediscano di goderci il tramonto. Punto di osservazione perfetto e dal sapore nostalgico, questo ponte collega le due anime della Istanbul occidentale – Sultanahmet (la parte antica) e Beyoğlu (la parte moderna). Qui il forte odore di pesce, acqua salmastra e malinconia si mescola al frastuono del traffico, dei venditori ambulanti e dei gabbiani.
L’ora della preghiera

Concludiamo la prima giornata a Istanbul con quello che per me è stato senza dubbio il momento più toccante e significativo di questo viaggio: l’ora della preghiera. Nonostante la pioggia arrivata proprio in quel frangente, per nulla al mondo ci saremmo persi la preghiera del tramonto (Iftar), quella che rompe il digiuno in epoca di Ramadan e che vede gruppi di famiglie e amici riunirsi per consumare finalmente l’agognato pasto. Abbiamo scelto di osservare con discrezione questo atto solenne proprio nei giardini che dividono le due moschee principali, circondati da un rispettoso silenzio interrotto soltanto dal canto del müezzin. Un’esperienza che consiglio a tutti.
Ebbene sì, il nostro viaggio in Turchia ha coinciso con il periodo del Ramadan. Non abbiate timore, questo non rappresenterà assolutamente un problema per la vostra permanenza, anzi, io l’ho accolto come un enorme privilegio.
Istanbul – giorno 2: Balat, Fener e Beyoğlu
Balat e Fener

La seconda giornata alla scoperta di Istanbul comincia dal distretto di Fatih che ospita Balat e Fener.
Balat è l’antico quartiere ebraico della città. Un tempo era una zona molto ricca, trasformata poi in un vero e proprio ghetto in cui si concentravano per lo più immigrati. Io ho amato questo agglomerato di case lunghe e strette disseminate in un dedalo di vicoli, con salite e discese quasi verticali.
A seguito di un progetto di riqualificazione a firma Unesco, Balat sta acquistando rapidamente una certa notorietà che mi auguro non lo privi della sua autenticità: accanto ai piccoli locali, panetterie e negozietti più tradizionali stanno sorgendo moderne e colorate attività pensate per i turisti. Le “casette di Balat” poi, sono diventate fin troppo celebri online e sfortunatamente non è raro imbattersi in persone arrivate fino a Balat in taxi solo per un selfie. Io invece vi consiglio di passeggiare per un po’ senza una meta e di fermarvi a pranzo, meglio se da Forno Balat per un pide – un lievitato che ricorda a tratti la nostra pizza.

A qualche minuto da Balat vi imbatterete nel quartiere greco-ortodosso di Istanbul: Fener. Ve ne accorgerete dall’abbigliamento delle persone che incrocerete per strada, soprattutto delle donne, e dall’imponente edificio in mattoni rossi del Rum Lisesi (il Liceo Greco Ortodosso). Non perdete la Cattedrale di San Giorgio, sede del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli – l’ingresso è gratuito.
Beyoğlu

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Beyoğlu, il cuore moderno di Istanbul. Abbiamo attraversato di nuovo il Ponte di Galata, questa volta fino alla fine e in taxi per arrivare sull’altra sponda del Corno d’Oro, nei pressi di İstiklâl Caddesi, la strada più conosciuta di questa zona. Si tratta di un grande viale pedonale con ristoranti e negozi di ogni tipo, anche catene dei marchi più conosciuti. Questa strada collega una delle piazze principali della città, Piazza Taksim, e la Torre di Galata. C’è parecchio da vedere nei dintorni, sia da una parte che dall’altra, ma personalmente ho preferito il quartiere di Karaköy che circonda la Torre di Galata dove c’è atmosfera molto interessante – soprattutto per gli appassionati di musica.
Da includere nel vostro giro, secondo me, una visita al Pera Palace – noto per essere stato l’alloggio di riferimento dei passeggeri dell’Orient Express. Qui hanno soggiornato Ernest Hemingway, Mata Hari, Greta Garbo, Artaturk, la cui stanza – la nº 101 – è oggi una biblioteca, ma soprattutto Agatha Christie. Proprio qui, nella stanza 411, la Christie avrebbe scritto il suo Assassinio sull’ Orient Express. Insomma, impossibile non entusiasmarsi al cospetto di un luogo del genere.
Oggi il Pera Palace è un hotel a 5 stelle, ma alcune aree possono essere liberamente visitate da chiunque. Per 650 LT (30€ circa) si può prendere parte all’afternoon tea.

Grazie al fermento di İstiklâl Caddesi e di tutte le sue piccole arterie e strade circostanti, Beyoğlu è il posto ideale per trascorrere la serata, dall’aperitivo fino al cocktail ce n’è per tutti i gusti.
Per una cena autentica a Beyoğlu vi consiglio Tavaranasi, una taverna ubicata al sesto piano di un anonimo edificio sul quale è apposta solo una piccola insegna. Una volta entrati, invece, una persona vi accompagnerà all’ascensore e vi ritroverete direttamente dentro il ristorante.
Istanbul – giorno 3: Eminönü
Gran Bazar e Mercato delle Spezie


Questa giornata l’abbiamo dedicata in gran parte ai due mercati più famosi della città: il Gran Bazar e il Bazar delle Spezie (Mısır Çarşısı), conosciuto anche come Egyptian Bazaar. Siamo nel quartiere Eminönü, nel distretto di Fatih.
Il Gran Bazaar non ha bisogno di molte presentazioni, è il più importante mercato della città, nonché uno dei più grandi e antichi mercati coperti al mondo: coloratissimo, 64 strade, 22 porte d’accesso e migliaia di negozi o botteghe in cui è possibile comprare davvero di tutto, dai gioielli ai tappeti, passando per oggetti di ogni tipo e tessuti pregiati.
Come per il mercato di Kadiköy di cui parlerò più avanti, anche qui è possibile reperire copie di articoli di noti brand internazionali. Si tratta di pezzi di alta qualità (a volte è difficile distinguerli dagli originali) e a prezzi tutt’altro che stracciati. Spesso gli articoli migliori non sono esposti, quindi se siete interessati a qualcosa iniziate a contrattare e poi arriverà qualcuno con l’oggetto in questione o verrete accompagnati in una sorta di retrobottega più appartato.

Consiglio anche un giro nel labirinto di strade all’esterno del mercato, per una dose di sano caos locale.
Dopo il Gran Bazaar è stata la volta del Mercato delle Spezie. Va da sé che in questo mercato la fanno da protagonista spezie di ogni tipo, ma anche una varietà impressionante di tè e infusi, frutta locale (mai visti tanti tipi di dattero), prodotti per la cura del corpo e pasticcini squisiti (ma molto, molto dolci).
Moschea di Solimano e Moschea Nuova

Oltre ai mercati, questa zona ospita due importantissime moschee: Suleymaniye Camii e Yeni Camii.
La Moschea di Solimano si trova proprio di fronte ad una delle uscite del Gran Bazaar ed è la seconda per dimensioni dopo Aya Sofia. Mentre Yeni Camii, detta anche Moschea Nuova, si affaccia sulle sponde del Corno D’Oro, proprio in corrispondenza della Torre di Galata. Le due distano fra loro appena un chilometro.
Entrambe solo di una bellezza stupefacente al loro interno, ma Yeni Camii mi ha tolto il fiato.
Dopo un’ottima cena a base di halloumi, adana kebab e l’immancabile tè alla mela al Mivan Cafè (consigliatissimo), ci siamo diretti in taxi all’aeroporto Aeroporto di Sabiha Gökçen per prendere il nostro volo notturno per Kayseri, in Cappadocia.
Istanbul – giorno 4: Kadiköy e Moda, sponda asiatica
Kadiköy
Il nostro ultimo giorno a Istanbul abbiamo deciso di passarlo sulla sponda asiatica della città, tra i quartieri di Kadiköy e Moda.
Kadiköy è stata una vera scoperta. Un quartiere giovane, vibrante, e cha sa davvero di Turchia. Pochi turisti, molti local, ma soprattutto tanti ragazzi, studenti, artisti, un tripudio di stili e sfumature. Mi ha dato l’impressione di essere ancora un po’ sottovalutato, soprattutto da chi visita Istanbul per la prima volta, e invece è una delle zone più vive in cui ci siamo imbattuti. Personalmente, l’ho preferito a Beyoğlu.
Il suo cuore pulsante è senza dubbio il Kadiköy Pazari – il mercato locale che si sviluppa su una moltitudine di stradine e che offre tantissime opzioni per mangiare e bere, sia street food che ristoranti. Qui ho mangiato uno dei migliori e più economici börek di questo viaggio – e ne ho assaggiati parecchi!


Ahimè questo mercato è famoso anche perché un’intera area è dedicata alla contraffazione e al commercio di copie – soprattutto scarpe – di grandi marchi. Un ragazzo turco conosciuto in aereo ci ha spiegato che, pur non essendo legalizzato il commercio dei falsi, nella realtà nessuno è mai intervenuto per contrastarlo.
Impossibile non notare, infine, la convivenza di luoghi di culto differenti in una manciata di metri. A Kadiköy, infatti, oltre alle piccole moschee di quartiere, ci sono un’importante chiesa ortodossa (Aya Efimia) e una chiesa apostolica armena (Surp Takavor). Vi suggerisco, ove possibile e osservando il massimo rispetto, di visitare i luoghi di culto meno blasonati, quelli di quartiere – vi regaleranno uno spaccato di vita reale e un contatto più autentico con la gente del posto. Sfortunatamente, alcune moschee non concedono l’ingresso alle donne, mentre in altre è possibile entrare solo separatamente dagli uomini.
Moda
Dal centro di Kadiköy, basta passeggiare un po’ in direzione sud per ritrovarsi nel Moda Sahil, parco dell’omonimo quartiere con vista sul mare. Complici il bel tempo e il fatto che fosse sabato pomeriggio, ci siamo ritrovati a condividere il prato e la musica dal vivo con tantissime persone. Tutt’intorno, un’infinità di cafè, piccoli ristoranti e la rinomata gelateria Ali Usta – la riconoscerete dalla lunga fila fuori.
Come si arriva su questa sponda della città? In battello dai porti di Eminönü (lato Sultanahmet) e Beşiktaş (lato Beyoğlu), in metro o in taxi. Noi abbiamo optato per il ferry, che impiega 15 minuti per arrivare da un lato all’altro ed ha un costo di 12 LT a tratta (meno di 0,40). Il biglietto si può comprare direttamente alle macchinette presenti al molo, o se avete acquistato la Istanbulkart potete usarne il credito.
Quell’ultimo tramonto sul Bosforo è stato il giusto coronamento di un viaggio perfetto, in una terra alla quale ripenso spesso e in cui so che tornerò.

Bisanzio, Costantinopoli, Nuova Roma. Questa città è riuscita in soli quattro giorni a rubare il mio cuore e a salire sul podio delle mie città preferite.
Non tutto si può mettere nero su bianco, l’energia e l’incantesimo di Istanbul ne sono un esempio.
Andateci!
Spagna insolita: cosa vedere nella Valle de Benasque, Pirenei Aragonesi
Cosa vedere in Colombia in due settimane: itinerario e guida di viaggio
Cotswolds: viaggio tra i villaggi più belli della campagna inglese
Lascia un commento