Cosa vedere in Colombia in due settimane: itinerario e guida di viaggio

Colombia. Una destinazione che potrebbe rimanere intrappolata in un groviglio di timori e vecchi pregiudizi. Oppure liberata e vissuta con lo stupore che merita. La mia esperienza in questo straordinario paese del Sud America adesso è anche vostra: una guida di viaggio e un itinerario per scoprire cosa vedere in Colombia in due settimane. Luoghi da visitare, esperienze da non lasciarsi scappare, costi e informazioni pratiche, e una chicca ancora lontana dal turismo di massa.
La Colombia è l’unica meta che in questi anni ha rappresentato per me un chiodo fisso. L’ho idealizzata grazie a uno dei miei scrittori preferiti, Gabriel García Márquez. L’ho ascoltata nelle parole degli expat che ho incontrato in tanti anni di vita in Spagna. Ho cercato di contestualizzarne gli accadimenti sociali e politici nei tanti momenti in cui le piattaforme di intrattenimento ce ne hanno proposto svariate interpretazioni.
Le aspettative, dunque, erano molto alte. Eppure eccomi qui, a pensare a questo viaggio con una nostalgia che di rado ho sperimentato.
Mi sono chiesta quale potesse essere l’ingrediente segreto che rende un’esperienza da queste parti così speciale. La risposta che mi sono data è che la Colombia – per me – è equilibrio. I colombiani sono estremamente calorosi, ospitali e allegri. La diversità geografica e culturale del paese è ricca e sorprendente. Le tradizioni gastronomiche sono un viaggio nel viaggio.
Due settimane sono un tempo infinitamente piccolo per un paese così grande, ma vediamo come strutturare al meglio un itinerario classico con l’aggiunta di una chicca lontana dalle rotte più turistiche.
Per tutte le questioni pratiche e logistiche da considerare prima di intraprendere quest’avventura, vi rimando all’articolo su come organizzare un viaggio in Colombia in autonomia.
Giorni 1- 2: Bogotà

Un viaggio in Colombia non può che iniziare dalla sua capitale, troppo spesso sottovalutata a parer mio. Bogotà ha tantissimo da offrire dal punto di vista culturale, gastronomico e di intrattenimento. In futuro mi piacerebbe tornarci per trascorrervi qualche giorno in più, ma per un primo viaggio due giorni pieni mi sono sembrati sufficienti. Arriverà presto un approfondimento su tutti i luoghi che ho visitato in città.
Cosa vedere a Bogotà
Barrio Egipto Alto
La pima esperienza in città per me e L. è stata una visita al Barrio Egipto, famigerata favela che scruta dall’alto Bogotà. È possibile conoscere questa realtà soltanto con un tour guidato dell’associazione Breaking Borders, un ambizioso progetto portato avanti dagli abitanti di Egipto e che punta a dare un futuro migliore a questo territorio.


Sintetizzare in poche righe quello che questa giornata mi ha lasciato dentro è del tutto impossibile, soprattutto perché abbiamo avuto l’enorme fortuna di essere accompagnati nel nostro tour proprio da Jaime – fondatore di Breaking Borders – e senza altri viaggiatori.
Passare qualche ora a Egipto, conoscerne la storia turbolenta e scambiare quattro chiacchiere con gli abitanti sempre e comunque sorridenti, vuol dire toccare corde profonde, dare una dimensione diversa alla quotidianità a cui siamo abituati. Consiglio a tutti di fare questo tour.
Il costo è di 70.000 COP per persona (16,50€).
Candelaria
Da Egipto Alto è possibile raggiungere in pochi minuti la Calle 10 ed entrare di fatto nella Candelaria, fulcro della vivacità cittadina. Le cose da vedere e da fare nel quartiere coloniale e più antico di Bogotà sono molte. Potete iniziare dalla grande Plaza Bolivar, in cui hanno sede il Campidoglio, il Palazzo di Giustizia e il Municipio. La piazza ospita tantissimi venditori ambulanti, artisti di strada e postazioni di street food e per questo, nonostante le sue enormi dimensioni, è sempre piena di gente.

Poco distante da Plaza Bolivar potete visitare il Museo Santa Clara, un edificio maestoso.
Proseguite alla volta del Museo di Botero, secondo me imperdibile durante un viaggio in Colombia. Si trova in un elegante edificio coloniale dotato di un bellissimo patio e l’ingresso è gratuito. Botero, infatti, donò la sua collezione privata a patto che questa venisse resa per sempre fruibile da tutti gratuitamente. Trattandosi della collezione privata dell’artista, oltre ai suoi dipinti e sculture più celebri, sono presenti anche alcuni quadri di Picasso, Monet e Renoir, fra gli altri.

Continuando ad esplorare il centro storico della città vi imbatterete quasi sicuramente nel Centro Cultural Gabriel García Marquez, un piccolo gioiello per gli appassionati di architettura. La struttura ospita diversi luoghi e attività legati alla cultura, tra cui un auditorium, una casa editrice, una galleria d’arte e una biblioteca.
Un altro luogo iconico della Candelaria è Plazoleta del Chorro de Quevedo, una piazza sempre molto animata per via della vicina università. Le stradine intorno poi, vi trascineranno in un vortice di gente, musica e street art. Se desiderate provare la chicha colombiana – bevanda alcolica a base di mais e altri cereali fermentati – qui la troverete letteralmente ad ogni angolo.

Se ne avrete il tempo, potreste pensare ad una visita al Museo dell’Oro. Noi lo abbiamo dovuto escludere, ma ne ho sentito parlare molto bene.
Vi consiglio poi di allungare la vostra passeggiata tornando verso Plaza Bolivar e oltrepassarla fino ad arrivare al Pasaje Ribas, un colorato mercato che vende un po’ di tutto. Anche le chiassose arterie che lo circondano pullulano di negozi di ogni genere: abbigliamento, articoli per la casa, elettronica. Mi ha ricordato moltissimo la zona circostante il Grand Bazaar di Istanbul.
Cerro de Monserrate
Non essendo un’amante degli skyline – salvo rare eccezioni – ho preferito rinunciare alla visita al Cerro de Monserrate per dedicare più tempo al centro città. È sicuramente uno dei luoghi più iconici di Bogotà, quindi se riuscite ad inserirlo nel vostro itinerario ed è un’attività che vi interessa, sono certa che non resterete delusi. Si può raggiungere a piedi (1.500 gradini) o in funivia dalla Candelaria.
Giorni 3-5: Eje Cafetero
La scelta più comune fra coloro che visitano la Colombia per la prima volta, attenendosi ad un itinerario classico, è quella di inserire come seconda tappa l’Eje Cafetero. Il suo nome ne rivela l’essenza: le tre regioni di Caldas, Quindío, Risaralda e Tolima sono tra quelle con il maggior numero di piantagioni di caffè del paese, e gran parte dell’introito turistico del territorio ruota proprio attorno a questo prodotto. Ma la zona è nota anche per la sua natura rigogliosa e i suoi borghi variopinti.

Eje Cafetero: come arrivare
L’Eje Cafetero può essere facilmente raggiunto con un volo interno. Nel nostro caso in appena un’ora siamo atterrati a Pereira per poi dirigerci verso la destinazione finale, Salento. Costo: 50€ a persona con Avianca.
Quello di Pereira è l’aeroporto meglio servito della zona, ma non è l’unico, si può infatti volare anche ad Armenia o Manizales (consiglio di fare un controllo incrociato su Skyscanner). Una volta fuori dall’aeroporto di Pereira e qualora non abbiate prenotato un transfer attraverso il vostro alloggio, avrete due opzioni:
- Dirigervi in taxi al Terminal dei Trasporti di Pereira che dista circa 15 minuti dall’aeroporto, e lì prendere un autobus che impiega un’ora per arrivare a Salento (costo 11.000 COP).
- Procacciarvi un taxi e negoziare il prezzo o prenotare un Uber (nel nostro caso risultava molto più costoso). In quest’ultimo caso, vi suggerisco di intercettare altri avventurieri e dividere la spesa – è ciò che è capitato a noi mentre valutavamo il da farsi una volta atterrati. Costo: 100.000 COP (23€ per quattro persone, quindi circa 5,75€ a persona).
Per il ritorno invece, dovendo lasciare Salento all’alba per recarci nuovamente all’aeroporto di Pereira, abbiamo optato per Uber (Costo: 177.000 COP, 41€).
Se voleste esplorare l’Eje Cafetero in autonomia – cosa che farei io stessa, col senno di poi – vi consiglio di affittare un’auto proprio all’aeroporto di Pereira da questo sito.
Cosa vedere nell’Eje Cafetero
Salento


Giunti a Salento verrete risucchiati dalla pura essenza colombiana. Dimenticate il caos e le folle delle grandi città: qui i ritmi sono decisamente rilassati, scanditi dalla luce del sole, dal canto dei galli e dalla musica che riecheggia in tutto il paese.
Salento è un piccolo e coloratissimo villaggio che si visita poco tempo, ma il bello di un posto come questo – secondo me – risiede proprio nel privilegio di poter ‘stare’, senza corse frenetiche alla prossima attrazione. Lasciatevi guidare dalle vostre sensazioni attraverso le stradine che partono dalla piazza principale, curiosate nei negozi di artigianato, assaggiate il cibo locale e bevete qualcosa al tramonto in uno dei tanti bar con tavolini fuori – quello è il momento in cui vi sentirete davvero in Sud America.
Valle del Cocora
Dopo aver preso confidenza con Salento, vorrete probabilmente visitare una delle perle dell’Eje Cafetero: la Valle del Cocora. Questo luogo è conosciuto in tutto il mondo per la presenza delle palme da cera, le più alte del pianeta (possono raggiungere i 70 metri di altezza). È possibile ammirarle con un’escursione più o meno lunga assieme alle altre ricchezze che la natura offre in questa valle.


Valle del Cocora: come raggiungerla
Per arrivare alla Valle del Cocora ci si affida ai Willys, delle jeep appartenute all’esercito americano durante la Seconda Guerra Mondiale e ancora oggi usate come colectivos: dopo circa mezz’ora il driver vi lascerà all’ingresso della riserva.
Non ci si può prenotare, le auto partono dalla piazza principale di Salento a scaglioni ogni ora ed è consigliabile sfruttare le prime fasce orarie per godere del trekking con meno affollamento. Si salta su in otto o nove persone e il tragitto ha un costo di 10.000 COP andata e ritorno (2,34€) da pagare in contanti al botteghino. A Salento ci sono ATM, ma per una maggiore tranquillità io suggerisco di prelevare a in aeroporto o in città prima di partire.
Trekking nella Valle del Cocora
La visita può essere fatta in due modi: con un facile percorso ad anello che vi permetterà di apprezzare solo la zona delle palme, oppure con un trekking più lungo e impegnativo della durata di circa sei ore, per un totale di 12 km.
Consiglio il percorso breve solo a chi ha problemi di salute e a chi non ama o non è abituato a camminare nella natura. Questo perché – ahimè – la parte finale del tragitto in cui si trovano la maggior parte delle palme si sta velocemente trasformando in uno spot pensato per il “turismo da social media”. Un po’ come accade in certe zone di Bali o della Cappadocia, molte persone si fermano giusto il tempo di scattare foto su altalene o panchine colorate e poi vanno via.

Il trekking competo, invece, vi farà entrare in una connessione profonda con la natura che ripagherà lo sforzo fisico – sì, è abbastanza difficoltoso. Lungo il cammino incontrerete anche cavalli selvatici, colibrì e mucche al pascolo.
Il costo per effettuare il cammino lungo è di 12.000 COP a testa (2,82€), 6.000 da pagare all’ingresso e altri 6.000 nella stazione a circa metà del percorso.
Per un approfondimento sulla Valle del Cocora, come raggiungerla e come visitarla, vi rimando all’articolo dedicato.
Visita ad una finca cafetera
Prima di fare questa esperienza ero dubbiosa, temevo fosse un’attività troppo turistica e poco autentica. In parte è così, le visite sono perfettamente organizzate e seguono un copione fisso, con tempi scanditi quasi militarmente. Quello che abbiamo provato a fare io e L. per ridurre la scomoda sensazione di essere soltanto un numero è stato scegliere una finca diversa da quella più rinomata dell’Eje Cafetero, che accoglie decine e decine di stranieri ogni giorno e che vedrete citata in molti blog o guide di viaggio.

La Finca Don Elias – almeno per ciò che ho potuto osservare – effettua visite con gruppi molto ridotti (noi eravamo in sei), pertanto l’esperienza risulta abbastanza coinvolgente.
Ad ogni modo, consiglio la visita ad una finca cafetera. In primo luogo perché si apprendono molte nozioni sulla storia del caffè, produzione, esportazione, miscele. E poi perché si tratta di un’ulteriore attività nella natura. Le piantagioni di caffè, infatti, sono circondate da meravigliose piante di ogni tipo, ognuna con la sua funzione: dare un certo aroma, riparare dalla pioggia, proteggere da insetti dannosi.
Come ci si reca a visitare una finca di caffè? Si parte dalla piazza di Salento a bordo dei Willys, dopo aver acquistato al botteghino il ticket d’ingresso per la finca in cui volete recarvi (potete cercare online oppure scegliere tra quelle pubblicizzate in bacheca proprio al chiosco dei biglietti). Costo: 40.000 COP a persona (circa 9€) comprensivo di viaggio andata e ritorno e visita guidata con degustazione finale.
Giorni 6-8: Medellín

La terza tappa del nostro viaggio è stata Medellín, la città che più di tutte mi ha stregata. I suoi contrasti così netti, difficili da processare per chi non è abituato a una realtà simile, mi hanno rapita. Ma non è tutto: è talmente tangibile il suo percorso di cambiamento spinto da volontà ed estro innovativo, che risulta impossibile non farsi contagiare da quel ‘qualcosa’ che c’è nell’aria. Allo stesso tempo, a qualche strada di distanza, si resta attoniti di fronte a tanta miseria umana.
Come arrivare a Medellín
Nuova destinazione, nuovo volo interno. Anche questa volta la durata – da Pereira a Medellín – è di soli 45 minuti (costo: 70€ a persona). Una volta giunti in aeroporto, la soluzione migliore sarà prendere un Uber fino al vostro hotel, che quasi certamente si troverà nella zona del Poblado.
Cosa vedere a Medellin
Plaza Botero e dintorni
L’ideale è iniziare a conoscere Medellín dal suo centro turistico, Plaza Botero. È qui, infatti, che passerete buona parte della prima giornata ciondolando tra le numerose sculture di Botero, il Palacio de la Cultura e il Museo di Antioquia (costo del biglietto d’ingresso: 12.000 COP, 2,57€), la cui collezione dello straordinario artista colombiano merita davvero molto.

Zona de tolerancia
Noi abbiamo deciso di esplorare anche la Zona de Tolerancia che circonda Plaza Botero: un’area di dimensioni gigantesche all’interno della quale la legalità vacilla visibilmente. Non è affatto un’attrazione turistica, non va assolutamente trattata come tale e dubito che se ne possa trovare traccia in qualche altra guida di viaggio. Si tratta di uno spaccato di realtà nuda e cruda.
La maggior parte di ciò che ho visto non lo definirei lodevole, tutto il contrario. Ma sono felice di aver potuto conoscere anche un lato di Medellín di cui nessuno parla, e che ha rafforzato in me l’interesse già citato per i forti contrasti che definiscono questa città. Ne parlerò dettagliatamente in un articolo dedicato a Medellín.
Comuna 13

Abbiamo dedicato quasi un’intera giornata alla Comuna 13. Ero molto prevenuta nei confronti della visita a quella che un tempo era la seconda favela più pericolosa al mondo dopo Rocinha a Rio de Janeiro. Temevo fosse diventata un’esperienza che poco ha a che fare con la comprensione della storia e delle complessità di questo luogo. Di fatto, credo che ormai si possa tranquillamente entrare non accompagnati da una guida – senza capire granché, naturalmente. E invece è stato uno dei momenti più emozionanti di questo viaggio in Colombia.
Certo, i primi livelli della favela sono stati sapientemente agghindati per i turisti e non trasudano molta autenticità. Il mio consiglio, quindi, è di fare assolutamente un tour guidato con Estéban e i ragazzi di Zippy Tour: dura oltre tre ore e, diversamente da quanto proposto in altri tour, alla Comuna ci si arriva a piedi – niente metrocable. La quantità di informazioni ricevute e la disponibilità a rispondere alle mille domande che io e L. avevamo in serbo sono state impagabili. Se tutto questo non vi avesse ancora convinti, sappiate che il costo dell’esperienza è una donazione volontaria.

Una volta terminato il tour si può restare in giro per la Comuna in solitaria e approfondire la visita, conoscerne gli abitanti e anche mangiare un boccone. Sempre affidandosi al buon senso e al rispetto. Noi siamo rimasti tutto il pomeriggio ed è stato bellissimo.
Poblado
Tornando ai contrasti, il Poblado rappresenta decisamente l’altro volto di Medellín. Si tratta di un barrio residenziale ubicato a nord, su una collina. La sensazione è quella di aver cambiato città.
La zona di Provenza (Carrera 35) e dintorni, in particolare, mi ha ricordato alcuni angoli di Santa Barbara o Santa Monica in California. Questa strada è stata inclusa dalla rivista Time Out nella lista delle 33 strade più ‘cool’ del mondo e se siete fan della cantante Karol G, saprete già che viene citata in una sua famosissima canzone.

Al Poblado si trovano la maggior parte degli hotel, ristoranti, bistrot e locali notturni della città, ma anche tanti negozi di moda e concept store. È considerato il quartiere più sicuro di Medellín ed è qui che agli stranieri viene consigliato di alloggiare, anche perché consente di poter uscire la sera senza problemi.
Va da sé che tutto questo rende il quartiere meno autentico, ma io lo consiglio, sia per la scelta dell’hotel che per passare delle serate piacevoli. L’offerta gastronomica, e di intrattenimento in generale, è davvero valida e le strade sono sempre piene di ragazze e ragazzi.
Unica nota stonata, a mio avviso, il Parque Lleras. Di giorno questo parco è del tutto tranquillo per passeggiare, mentre alla sera ospita attività non esattamente legali nonostante la presenza di numerosi ristoranti e bar.
Guatapé
Da Medellín è possibile fare un’escursione in giornata al pueblo di Guatapé, senza dubbio il più colorato tra quelli visti durante il viaggio. Dista 80 km e lo si raggiunge in due ore. Vi consiglio di inserirlo nel vostro itinerario e visitarlo prima che diventi eccessivamente turistico e sovraffollato. Nelle strade principali si intravedono già i primi effetti della crescente notorietà che sta interessando il villaggio – d’altronde è un posto incantevole.

Guatapé è nota soprattutto per i suoi Zócalos, meravigliose componenti architettoniche situate nella parte inferiore delle facciate degli edifici. Inizialmente venivano usati come rinforzo per proteggere le case dall’umidità, in seguito sono diventati elementi decorativi che riproducono scene di vita, storie della tradizione, rappresentazioni di flora e fauna.
Come arrivare a Guatapé
A Guatapé si può arrivare in autonomia prendendo un normale autobus interurbano (combi o colectivo) dalla Estación Norte di Medellín, che vi lascerà proprio all’ingresso del paese. Il biglietto ha un costo di 44.750 COP andata e ritorno (circa 10,50 €). Su questo sito potete controllare gli orari delle corse giornaliere, ma il biglietto potete tranquillamente comprarlo al terminal il giorno stesso, presso il chiosco della compagnia. Preparatevi ad una sorta di piccola avventura: si viaggia a tratti con il portellone aperto e l’autista ‘canta’ la destinazione finale ad ogni fermata.


In alternativa potete prenotare un tour organizzato, che solitamente include anche un’escursione in barca all’Hacienda La Manuela di Pablo Escobar e alla Piedra del Peñol (o El Peñon). Si tratta di un’imponente formazione di roccia granitica la cui altezza raggiunge quasi 300 m. È possibile scalarla e soffermarsi a osservare il panorama circostante una volta giunti in cima.
Noi abbiamo deciso di saltare questa tappa perché non ci sembrava di grande interesse – opinione condivisa anche dalla guida di Zippy Tour. Eravamo invece ansiosi di rientrare a Medellín e goderci ancora la città.
Ci tengo a sottolineare che, nonostante il grande hype attorno ai ‘luoghi di Pablo Escobar’, la maggior parte dei colombiani con cui mi sono confrontata non vede affatto di buon occhio la spettacolarizzazione di questi posti. Questo perché la popolazione sta tentando di chiudere certe ferite, emancipandosi dal suo stesso passato e da persone di cui non hanno condiviso l’operato. Io empatizzo del tutto con questa volontà: la Colombia è molto, molto di più.
Giorni 9-10: Cartagena de Indias

Dopo Medellín è stata la volta di Cartagena de Indias, città dal fascino d’altri tempi. Il luogo in cui hanno preso vita i mondi di Gabriel García Márquez e del suo realismo magico. Caribeña, con un ritmo tutto suo. Se come me amate lo stile coloniale, l’architettura di questa città vi manderà in visibilio.
Inizialmente l’impatto con Cartagena, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1985, è stato strano. Ti arriva dritta in faccia proprio come uno schiaffo: il centro storico è molto turistico, caotico di un caos a volte invadente, il caldo e l’umidità si fanno sentire. Ma poi ti entra sotto la pelle. È intensa, nel bene e nel male. E va assolutamente vista secondo me.
Come arrivare a Cartagena de Indias
Per arrivare qui abbiamo preso il nostro terzo volo interno con Avianca, di nuovo dalla durata molto breve di un’ora (costo: 70€ a persona), e poi un Uber fino al nostro alloggio – una posada nel quartiere Getsemani.
Dentro la città ci si sposta a piedi, a meno che non dobbiate raggiungere la stazione degli autobus, zone fuori dal centro o spiagge come Playa Blanca – in quel caso vi occorrerà il taxi.
Cosa vedere a Cartagena de Indias
Ciudad Amurallada o Città Vecchia

Partite dalla Puerta del Reloj, storico punto di accesso alla città vecchia e che oggi collega questa zona alle altre di Cartagena. Una volta oltrepassato l’arco vi ritroverete nella piazza principale, Plaza de los Coches. A farle da cornice, diversi edifici storici ancora perfettamente conservati e i portici pieni di banchetti che vendono dolciumi – non a caso vengono chiamati El Portal de los Dulces.
Potete proseguire il vostro giro verso Plaza de la Aduana fino ad arrivare poi alla bellissima chiesa di San Pedro Clever.
Vi consiglio esplorare tutte le stradine della città vecchia assecondando le vostre sensazioni, incontrerete molte piazzette tranquille e begli edifici ovunque.
San Diego
Sempre all’interno della Ciudad Amurallada, ma più a nord rispetto a Plaza de los Coches, vi suggerisco di non perdere quello che è stato uno dei miei quartieri preferiti: San Diego. È una zona molto elegante, tranquilla ma comunque animata – soprattutto al tramonto, quando i tavolini all’esterno dei bar si riempiono e le strade sembrano dipinti che prendono vita.

Qui si trovano ancora oggi la casa di Gabriel García Márquez e un’opera tributo allo scrittore. Gli edifici di San Diego sono per me i più belli della città, uno su tutti l’hotel Sofitel Santa Clara, nel cui chiostro è possibile entrare per dare una sbirciatina.
Se volete fare dello shopping un po’ più ricercato, inoltre, questo è il posto giusto. Ci sono negozi di abbigliamento e arredamento che sono delle vere chicche.
Las Murallas
Proprio in prossimità della casa di García Márquez, ai confini di San Diego, si trova uno degli accessi a Las Murallas. Si tratta di una muraglia di circa 13 km eretta a difesa della città e i cui lavori di costruzione si svolsero tra il XVI e il XVIII secolo. I local – e ormai anche i turisti – sono soliti ritrovarsi qui al tramonto.
Parque del Centenario
Appena fuori dalla Ciudad Amurallada, in direzione di Getsemani, merita una visita il Parque del Centenario. Un bel parco cittadino in cui è possibile trovare un po’ di refrigerio, ma soprattutto osservare diversi animali. In questo parco infatti, vivono in libertà iguane, bradipi, diverse specie di uccelli e le simpatiche simmie titì.
Getsemaní
Quartiere popolare e con un passato molto difficile, oggi Getsemani è un trionfo di vitalità, colori, ma soprattutto arte, musica e gastronomia. Passeggiando per le sue viuzze si incontrano innumerevoli botteghe con artisti intenti a dipingere, murales e graffiti in ogni angolo. A Getsemani, inoltre, sono presenti alcuni tra i migliori ristoranti della città.


Noi abbiamo alloggiato proprio qui ed è una scelta che rifarei. Mi ha dato l’impressione di essere un quartiere che non dorme mai: di giorno gli abitanti si intrattengono in strada o sui balconi chiacchierando, giocando a dama, ascoltando musica. I piccoli negozi e i banchetti ambulanti sempre in fermento. Di notte tutto si trasforma in una danza continua: da Plaza de la Trinidad a Calle de la Sierpe, passando per Calle 28 e Calle 26, la musica vi accompagnerà ovunque.
Giorni 11-13: Rincón del Mar

I giorni passati a Cartagena in realtà sono stati intervallati dalla penultima tappa di questo viaggio: Rincón del Mar.
Ho scoperto questo luogo del tutto casualmente, leggendo e studiando alla ricerca di posti ancora lontani dal turismo di massa. Una scelta che col senno di poi mi è sembrata una benedizione: raramente sono stata così bene come in questo posto.
Come arrivare a Rincón del Mar
Rincón del Mar probabilmente non è un posto per tutti: dimenticate le comodità che trovereste se sceglieste di abbinare la permanenza a Cartagena ad una località marittima come Isla Barù o Islas del Rosario.
Siamo a circa 180 km a sud di Cartagena, lungo la costa caraibica della Colombia. Per arrivare qui, a meno che non abbiate noleggiato una macchina, bisogna prendere un autobus interurbano dalla stazione di Cartagena de Indias verso sud fino al villaggio di San Onofre. Per acquistare i biglietti dovrete avere un po’ di pazienza, perché in alcuni casi i dettagli non saranno disponibili online fino al giorno prima o potrebbero subire variazioni. Vi consiglio dunque di monitorare sempre gli orari su questo sito e recarvi fisicamente agli sportelli il giorno della partenza per acquistare il biglietto. Spesso i prezzi sono in offerta, quindi il costo dei ticket oscilla tra 84.000 COP e 100.000 COP andata e ritorno (19,75 – 23,50€)
A San Onofre dovrete affidarvi al transfer su strada offerto dai local in cambio di pochi pesos. In quanto ai mezzi di trasporto, avrete due opzioni: viaggiare in tuk tuk (un tre ruote adatto per due passeggeri) oppure saltare sul sedile posteriore di una moto (costi rispettivamente di 15.000 e 35.000 COP – 3,50 e 8,20€). In ogni caso, prendete accordi per il ritorno!
Dopo mezz’ora verrete lasciati all’ingresso di Rincón del Mar, un villaggio di quello che potremmo definire il caribe profundo. Le strade sono di sabbia, gli hotel e i ristoranti si contano sulle dita. Si vive di pesca e di turismo, soprattutto locale: durante i nostri tre giorni qui abbiamo incontrato solo una manciata di europei.
Cosa fare a Rincon del Mar
Cosa si potrebbe fare in un luogo così se non rilassarsi ed entrare in sinergia con la natura, il cibo e la popolazione locale? Ecco, a Rincón del Mar si fa proprio questo.


E quando parlo di natura non mi riferisco solo al mare. Se come noi sceglierete di vivere questa esperienza affidandovi a una struttura che ha fatto del turismo consapevole e sostenibile la sua filosofia, potrete fare escursioni nella giungla secca, mini safari tra le mangrovie, osservare il fenomeno sottomarino della bioluminescenza. E ancora cooking class, sessioni di yoga, workshop creativi.
Arcipelago di San Bernardo: Tintipán

Una delle attività da non lasciarsi scappare durante un soggiorno a Rincón è l’escursione in barca all’Arcipelago di San Bernardo, composto da 10 isole. Quelle abitate e visitabili sono Tintipán, Múcura e Santa Cruz del Isolote – nelle prime due ci sono anche degli hotel.
Superfluo dire che queste isole incarnano appieno lo scenario caraibico per eccellenza: acqua cristallina, sabbia bianca, palme, sole tutto l’anno.

È possibile visitarle con un tour di gruppo giornaliero, organizzato direttamente dalle strutture ricettive. Si può optare per vedere le tre isole o trascorrere l’intera giornata a Tintipán. Quest’ultima è stata proprio la nostra scelta, ci è sembrata l’opzione qualitativamente migliore viste le tempistiche ridotte.
Costo dei tour a persona: 70.000 COP (16,45€) per l’escursione sulle tre isole, 80.000 (16,80€) per la sola Tintipán.
Giorno 14 Bogotà
Dopo esserne stata la prima tappa, Bogotà chiude questo bellissimo viaggio in Colombia. Una volta rientrati a Cartagena de Indias da Rincón del Mar, l’ultimo volo interno – questa volta con la compagnia Latam (75€ a persona) – ci ha riportati nella capitale.
Nelle ultime ore utili che ci rimanevano abbiamo esplorato ancora un po’ il quartiere Chapinero a nord della città, in particolare l’area commerciale compresa tra Parque de la 93 (molto carino anche la sera) e la Zona G. Questa parte della città è molto moderna, ospita le sedi di diverse multinazionali, centri commerciali e tanti ristoranti – di nuovo, mi ha ricordato qualcosa degli Stati Uniti.
Dove dormire in Colombia

Quasi tutti gli hotel in cui abbiamo soggiornato hanno ampiamente soddisfatto – e in qualche caso superato – le nostre aspettative.
Dove dormire a Bogotà
In linea generale, la mia raccomandazione è di dormire nella zona nord della città, nei quartieri di Chapinero o Usaquén.
Mika Suits: hotel senza fronzoli con un ottimo rapporto qualità-prezzo, perfetto per una o due notti. Si trova nel quartiere Chapinero in una strada tranquilla e a poca distanza da ristoranti, farmacia e supermercato.
Hotel El Dorado: un hotel che mi ha ricordato molto gli alberghi americani per le enormi dimensioni della stanza e del letto. Anche qui, ottimo rapporto qualità-prezzo e posizione perfetta per girare a piedi al Chapinero anche di sera.
Dove dormire a Medellín
La zona maggiormente consigliata per cercare alloggio a Medellín è quella del Poblado, a nord della città.
The Somos Bold: bellissimo hotel dal design ricercato. Si trova al Poblado, in posizione perfetta per raggiungere a piedi sia la fermata della metropolitana che il parque Lleras. Il rooftop, il cibo e il personale gentilissimo sono un grande plus.
Dove dormire a Cartagena de Indias
Posada La Fe. Se desiderate soggiornare in una casa coloniale, questo è il posto giusto. Posizione perfetta, nella strada principale del quartiere Getsemani, pulizia impeccabile. Vi sentirete come in famiglia grazie a Triana e al resto dello staff.
Dove dormire a Rincón del Mar
Dos Aguas Lodge. Dire che lo consiglio sarebbe riduttivo: non credo di essere mai stata così bene e in pace con me stessa come in questo posto. Si tratta di un eco-lodge che sorge sulla spiaggia, a due passi dal mare. La filosofia della struttura privilegia il rigoroso rispetto dell’ambiente e la crescita dell’economia locale. Ne parleremo approfonditamente in un altro post.
* Sfortunatamente, qualche mese fa Dos Aguas ha subito ingenti danni a causa di un incendio divampato nelle immediate vicinanze dell’hotel. I proprietari lo stanno ricostruendo con lo stesso amore che li ha spinti a crearlo, insieme al sostegno della comunità di Rincón del Mar. Sono certa che tornerà presto a far sognare i suoi ospiti; nel frattempo, il ristorante è già tornato attivo.
Preferisco non consigliarvi il bed & breakfast in cui abbiamo soggiornato a Salento perché non era un granché e soprattutto il personale era – stranamente – molto scortese.
Dove mangiare in Colombia

Ecco alcuni consigli su dove mangiare, ma anche prendere un caffè o bere qualcosa.
Bogotà
- Cacao & Coffee House: coffee specialty, ma soprattutto alfajores fatti in casa!
- Café Ibañez: per una pausa caffè dal tocco rétro.
- Banquete tradicional Colombiano: taverna tradizionale che serve piatti tipici, semplici e buonissimi.
- Madre: location molto carina, qui potete provare un po’ di tutto – anche la pizza!
- Andres Carne de Res: un’istituzione in città.
- Wok Parque de la 93: per chi dovesse essere colto da un irrefrenabile bisogno di cucina asiatica.
Medellín
- Mamasita Medallo: da provare la zuppa di patacones e le papitas rellenas. C’è musica dal vivo!
- La Causa: ristorante fusion peruviano – giapponese. Molto particolare.
- Belisario: buon rapporto qualità-prezzo e ambiente gradevole, con musica dal vivo.
- The Somos Bold: consiglio soprattutto il brunch e la cockteleria.
Guatapé
Per un pranzo veloce consiglio un ottimo forno venezuelano: La Riqueza de mi Tierra.
Cartagena de Indias
- La cocina de Pepina: uno dei ristoranti che ho preferito. Perfetto per assaggiare il mote de queso e i gamberi in salsa di avocado.
- Celele Restaurant: per chi ha voglia di sperimentare.
- Alquimico: ristorante, ma soprattutto bar e cockteleria.
Rincón del Mar
Mi sarebbe piaciuto provare altro, ma non sono riuscita mai a fare a meno della cucina di Dos Aguas Lodge. Il ristorante è aperto anche a chi non soggiorna in hotel!
Itinerario di 3 o 4 settimane in Colombia

Dal momento sognare non costa nulla, e che magari tra chi legge queste righe c’è qualcuno che avrà la fortuna di poter dedicare alla Colombia più tempo, vi dico cosa avrei fatto io con tre o quattro settimae a disposizione.
Con una settimana in più avrei dedicato un paio di giorni a conoscere i villaggi di Barichara e Villa de Leyva, avrei trascorso un giorno in più nell’Eje Cafetero per esplorarne i borghi della parte sud, e infine avrei fatto una capatina sulla sponda pacifica.
Potendo viaggiare nel paese per ben 4 settimane, avrei sicuramente incluso un’esperienza nella Foresta Amazzonica, per poi spingermi fino a La Guajira, una regione piuttosto remota abitata dal popolo Wuayuu, al confine con il Venezuela.
Queste solo solo idee, la Colombia è davvero molto estesa e le preferenze di ognuno giocano un ruolo fondamentale. Ad esempio, si potrebbe pensare di prendere un altro volo interno per San Andres e poi un piccolo aereo fino all’isola di Providencia. Oppure partecipare al trekking che conduce alla Ciudad Perdida. O ancora visitare Cali, la capitale mondiale della salsa.
Qualunque sarà il vostro itinerario, buon viaggio in Colombia!
Se, come è successo a me, dopo la Colombia sentite di non averne ancora abbastanza di America Latina, vi lascio qui il mio itinerario di due settimane in Messico.
* Tutte le voci di costo, eccetto i voli interni, sono aggiornate a febbraio 2025.
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