Viaggio in Indonesia: due settimane tra Bali e Isole Gili

Ha ancora senso intraprendere un viaggio a Bali se si è in cerca di autenticità e di quel brivido che solo l’inesplorato è in grado di darci? Per me, la risposta è sì. In questo articolo andremo alla scoperta del mio viaggio di due settimane in Indonesia, tra Bali e le Isole Gili. Dove andare, quando, quanto costa: cercherò di rispondere a queste ed altre domande attraverso un itinerario a cui ispirarvi, informazioni e consigli utili, e qualche considerazione personale su questi luoghi speciali.
Abbiamo visto quest’isola attraverso lo schermo così spesso negli ultimi anni, che io stessa ho mantenuto un certo scetticismo finché non vi ho messo piede. Mi chiedevo se esistesse un’altra Bali al di là delle ville da sogno a prezzi da sogno, delle colazioni galleggianti nelle infinity pool e dei riti di purificazione fatti in diretta sui social. Una Bali ancora da scoprire, una Bali “vera”.
Come spesso accade, la verità – o in questo caso potremmo dire la realtà, sta nel mezzo. Dopo aver “toccato con mano”, sento di poter affermare che alcuni luoghi sono ormai prettamente turistici e conservano ben poco del loro carattere spirituale – seppure questo rappresenti un beneficio economico per la popolazione. Ma è altrettanto vero che, con qualche sforzo in più dal punto di vista logistico e tanta curiosità, è ancora possibile ritrovarsi a non incrociare altri volti dai tratti occidentali per chilometri e chilometri.
Partiamo!
Come arrivare a Bali
Per questo viaggio a Bali e Isole Gili abbiamo scelto di volare con Emirates effettuando un primo scalo a Dubai e poi uno a Giacarta. Per i voli interni, abbiamo optato per Air Asia e ci siamo trovati molto bene.
Atterrando a Giacarta in tarda serata, abbiamo deciso di fermarci a riposare qualche ora in un hotel appena fuori l’aeroporto, per poi prendere il volo per Denpasar il mattino seguente. Questa sosta ci ha aiutato a recuperare la stanchezza e ad abituarci immediatamente al nuovo fuso orario (Giacarta +6 ore rispetto all’Italia, Bali +7).
Dall’aeroporto di Denpasar, la soluzione migliore è organizzare un transfer con il personale dell’alloggio verso cui siete diretti o prenotarlo in anticipo con le app Grab e Gojek. Se decidete di affidarvi ad uno dei tanti driver che stazionano all’uscita dell’aeroporto, assicuratevi di contrattare il prezzo.
Requisiti d’ingresso e cosa fare una volta atterrati in Indonesia
Visto
La prima cosa da fare una volta atterrati è il VOA (Visa On Arrival), ovvero il visto turistico con validità di 30 giorni (rinnovabili) necessario per entrare nel Paese. Costo: 35€ a persona. Io vi consiglio di farlo online prima di partire per evitare la fila in aeroporto.
Il visto va accompagnato al passaporto con validità residua di 6 mesi e un biglietto di uscita dall’Indonesia entro 30 giorni.

Modulo di ingresso
Una volta esibita la documentazione, ci siamo ritrovati a dover scaricare un modulo di ingresso nel Paese, tramite un codice QR apposto su dei cartelli presenti in aeroporto, e di cui apparentemente nessuno era al corrente. In un paio di minuti si riceve un altro QR code da far scannerizzare prima di uscire.
Patente internazionale
Per guidare in Indonesia è obbligatorio essere in possesso della patente internazionale, richiedetela con largo anticipo perché i tempi possono essere lunghi.
Sim
Per la connessione, abbiamo usato come sempre una eSIM Airalo per me, mentre L. ha acquistato una SIM dell’operatore Telkomsel. È possibile riservare la Tourist Prepaid Card online e poi ritirarla in uno dei punti vendita in aeroporto o sparsi per l’isola, e può essere pagata solo in contanti.
Contanti e pagamenti
Il mio consiglio è di prelevare o cambiare subito una piccola somma di contanti per quelle che potrebbero essere le spese iniziali e per una vostra tranquillità. Noi abbiamo cambiato 30€ (506.000 IDR circa) in aeroporto – cosa che di norma non facciamo, ma essendo quasi mezzanotte non avevamo alternative.
Fatta eccezione per il villaggio di Sidemen, in tutti i luoghi del nostro itinerario erano presenti diversi bancomat con circuiti internazionali. Anche questa volta, noi abbiamo usato Revolut.
I pagamenti con carta sono ormai largamente accettati, seppur soggetti ad una tassa del 2%, con qualche eccezione: nell’area di Sidemen è quasi impossibile pagare con carta, per le escursioni in barca alle Isole Gili vi verrà chiesto esplicitamente di pagare in contanti, così come per le offerte nei templi meno blasonati. Dunque, vi suggerisco di avere sempre dei contanti con voi.
Viaggio a Bali e Isole Gili: itinerario di due settimane
Giorni 1 – 4: Ubud

Ubud è stata la prima tappa di questa avventura alla scoperta dell’Isola degli Dei, la prima volta in cui i miei piedi scalzi hanno incontrato l’Asia. È stato come aprire una porta che – oggi so – non si chiuderà mai più.
Quest’area è da molti considerata il cuore di Bali, dove spiritualità, natura, buon cibo e benessere si fondono in una specie di onda calma che profuma di frangipani e cucine segrete, e risuona come il rombo di mille motociclette.
C’è anche chi vi dirà che sta diventando sempre più turistica e affollata, che non è più quella di una volta. Può darsi, ma io la porterò per sempre nel cuore e, come dicevo, con la giusta dose di curiosità e la voglia di uscire dagli itinerari canonici, saprà stupirvi.

Abbiamo trascorso qui quattro giorni girando in lungo e in largo a bordo del nostro scooter. La formula homestay ci ha permesso di condividere parte della quotidianità con la famiglia ospitante, e credo che non ci sia modo migliore per comprendere le tradizioni di una cultura così diversa dalla nostra. Mi sento di consigliarla a tutti.
Le cose da fare o da vedere nella zona di Ubud sono infinite: passeggiate al tramonto o all’alba tra le risaie, trekking per ammirare bellissime cascate, visite a templi e palazzi storici, mercati, scoprire villaggi in cui tutti vi sorridono. Rimando gli approfondimenti ad un articolo dedicato, ma una cosa voglio dirla: se ne avete la possibilità, fatevi coraggio e affittate quella moto perché vi porterà su delle coordinate speciali.
Giorni 5 – 6: Sidemen

Dopo Ubud ci siamo affidati ad un driver di fiducia per spostarci verso nord e raggiungere Sidemen, termine con il quale ci si riferisce sia all’omonimo villaggio che a tutta l’area circostante.
Si tratta di una zona di Bali ancora piuttosto remota, poco battuta dai turisti, e che alcuni local affermano somigliare alla Ubud di un tempo. Siamo stati qui due giorni e, a mio avviso, presto anche Sidemen verrà inclusa nei must see di un viaggio a Bali – di fatto stanno sorgendo già le prime strutture ricettive. La ragione è presto detta: la sua posizione, nel cuore di una valle incantata, offre scorci mozzafiato, la simbiosi con la natura è totale e le persone sono tra le più ospitali e gentili mai incontrate.
Sidemen è il luogo perfetto per chi cerca uno spazio di disconnessione e tranquillità, ma anche per chi vuole toccare con mano le abitudini di vita degli abitanti di un tipico villaggio rurale balinese.


C’è bisogno di un po’ di spirito di adattamento, certo. Può capitare di rimanere senza copertura, di dover fare mezz’ora di strada fino alla cittadina di Semarapura per trovare un ATM, o di ritrovarsi il soffitto tappezzato di gechi durante la cena. Ma che avventura sarebbe altrimenti?
Giorno 7: Padangbai
Tappa tecnica e comoda per partire alla volta delle Gili Islands l’indomani mattina. Se si ha il traghetto presto, pernottare qui è l’opzione migliore per evitare il traffico mattutino di Bali. Tutti gli hotel della zona offrono un servizio di taxi fino al porto, il nostro lo abbiamo pagato 50.000 IDR (circa 3€ ).
Purtroppo, a parer mio Padangbai non ha molto altro da offrire.
Giorni 8 – 10: Isole Gili

La seconda metà della nostra avventura indonesiana inizia alle Isole Gili. Gili Trawangan, Gili Air e Gili Meno formano un piccolo arcipelago facilmente raggiungibile con le cosiddette fast boat da diversi punti della costa est di Bali e da Lombok.
Si parla spesso di quanto queste tre sorelle differiscano tra loro in termini di vita notturna e tranquillità: Gili Air sembrerebbe essere il giusto compromesso tra la movimentatissima Gili T e la quiete di Gili Meno. Noi abbiamo scelto come base Gili Air e non abbiamo avuto modo di visitare approfonditamente le altre due se non all’interno delle escursioni in barca, ma alla luce di quanto visto, posso confermare.
Anche nel caso delle Gili, avevo ricevuto pareri contrastanti: “troppo turistiche”, “il mare non è un granché”, “stupende, sembra di essere ai Caraibi”.
In base alla nostra esperienza complessiva, posso dire che quelli alle Gili sono stati tre giorni davvero felici e ci tornerei. Abbiamo fatto meravigliose escursioni, assaggiato cibo delizioso, visto albe e tramonti indimenticabili.

Non mi sento di paragonare queste spiagge a quelle dei Caraibi onestamente, ma neanche di affermare che il mare non sia bello, tutto il contrario: lo snorkeling è stato impressionante. Sfortunatamente, la barriera corallina è ormai danneggiata nei pressi della spiaggia, ma a più alte profondità i fondali sono da togliere il fiato: pullulano di pesci dai mille colori, coralli – anche quelli blu – e soprattutto loro, le tartarughe marine. Danzare con queste creature leggere, tra mille sfumature di blu, vale di per sé la visita alle Isole Gili.
Inoltre, per quanto i traghetti sembrassero pieni di gente, una volta sull’isola – almeno a Gili Air – non abbiamo mai avuto la sensazione di trovarci in un posto in overbooking. Sicuramente non sono luoghi selvaggi, le definirei piuttosto delle isole attrezzate, dotate di strutture e attività ricettive, ma per me rimangono lontane dalla concezione che abbiamo in Europa del termine “turistico” – inteso come massificato o sovraffollato.
Giorni 11 – 13: Canggu

L’ultima parte del nostro viaggio di due settimane a Bali e alle isole Gili prevedeva una puntatina di due giorni a sud, consigliata anche per riavvicinarsi all’aeroporto.
A detta della gente del posto, Canggu ha acquistato notorietà negli ultimi anni, quando expat che lavorano da remoto e famiglie che hanno scelto di cambiare vita e stabilirsi a Bali hanno iniziato a risalire la costa ovest dell’isola per allontanarsi da Seminyak, Kuta o Uluwatu. Queste destinazioni, infatti, sono parecchio in voga tra i surfisti e soprattutto tra gli amanti delle feste, e sembra che si siano molto occidentalizzate.
Per le stesse ragioni, e dovendo fare delle scelte, anche noi abbiamo deciso di evitare queste zone. Devo dire però che anche Canggu mi è sembrata un po’ sulla stessa linea: è piena di negozi pensati per i gusti occidentali – spesso i proprietari sono proprio europei, americani o australiani; va detto che sono molto carini, per lo shopping è senz’altro la meta adatta.

Locali e ristoranti offrono ogni genere di cucina e per i nomadi digitali è effettivamente il place to be: il costo della vita – percependo uno stipendio europeo o americano – è più che vantaggioso, le spese in condivisione per una villa con piscina sono ancora ragionevoli, e ad ogni angolo c’è una caffetteria o un coworking con ottima connessione da cui poter lavorare a due passi dai migliori spot per fare surf.
Nonostante non lo ritenga il luogo più iconico di Bali, complessivamente Canggu mi ha trasmesso delle belle vibrazioni, ci sono cose da fare e vedere, ottimo cibo per tutti i gusti e ci si può divertire molto.
Viaggio a Bali e Isole Gili: informazioni utili

Bali è costosa?
Partiamo con una buona notizia: Bali non è costosa. Questa è la risposta che io mi sento di dare in totale onestà, alla luce della mia esperienza di viaggio e di quelli che sono i costi della vita in Europa o America del Nord, soprattutto quando si tratta di turismo.
La risposta più completa, invece, è un antipatico “dipende”. Dipende, perché a Bali, come in altre destinazioni, si può dormire spendendo 10€ a notte ma anche 700€ . Tutto sta nel tipo di viaggio che ciascuno desidera intraprendere. Senza dubbio, si può viaggiare nel sud-est asiatico spendendo meno ed è altrettanto vero – ce lo hanno confermato local e viaggiatori abituali – che a seguito dei recenti avvenimenti internazionali, anche qui i prezzi hanno subito un aumento. Inoltre, la fama che negli ultimi anni ha interessato l’Indonesia, e Bali in particolare, gioca un ruolo importante in questo senso.
La voce di spesa più costosa è il volo intercontinentale, ma una volta in loco è possibile fare budget o quantomeno scegliere a cosa destinare più risorse. Su una cosa mi sento di dare un parere abbastanza oggettivo: è di gran lunga più conveniente mangiare cibo locale nei warung che comprare nei supermercati e cucinare in casa. Discorso inverso per i ristoranti di cucina internazionale che, pur risultando economici in comparazione con l’Europa, sono più cari dei warung.
Quando andare in Indonesia?
L’Indonesia ha un clima tropicale, quindi soggetto a temperature elevate, umidità e piogge durante tutto l’anno, nonché molto variabile a seconda delle zone e dell’altitudine. Sicuramente, il periodo più indicato per un viaggio a Bali e alle Isole Gili è la stagione secca, che va da aprile ad ottobre e durante la quale le piogge sono più scarse e si manifestano solitamente sotto forma di brevi temporali.
Durante la stagione delle piogge, che coincide con la nostra stagione fredda, i rovesci sono più frequenti. Tuttavia, le temperature rimangono elevate (28º in media) ed essendo considerata bassa stagione, potrebbe essere più conveniente viaggiare in questo periodo, senza contare il numero ridotto di turisti rispetto ai mesi estivi.
Bali è sicura?
Una volta ripassata la regola del viaggiare responsabilmente ovunque nel mondo, rispettando luoghi, persone e tradizioni culturali, e prestando sempre attenzione ad ogni situazione, il vostro bagaglio di sicurezza sarà pronto per l’Indonesia.

Questo Paese e la sua gente si sono dimostrati con noi estremamente ospitali e aperti, anche superando le nostre aspettative in qualche caso. Mi sento di dire, senza troppi giri di parole, che Bali mi è sembrato un luogo sicuro e così le Isole Gili. Ho visto ragazze giovanissime ma anche donne oltre i 70 anni viaggiare da sole, famiglie con bambini. Non mi sono mai sentita in pericolo e lo consiglierei come primo viaggio in Asia.
Sicurezza stradale a Bali
Il traffico a Bali è perennemente in bilico tra la follia e la comicità, bisogna prestare moltissima attenzione e destreggiarsi tra una moltitudine di veicoli – soprattutto motorini usati come furgoni e caricati fino all’inverosimile.
Anche nelle zone rurali e più remote è necessario stare molto attenti perché, se a Ubud o Canggu non ci sono regole, perlomeno c’è il traffico che rallenta tutti. Nelle aree più isolate i motorini con a bordo ragazzini e bambini sfrecciano come saette – abbiamo avuto la sfortuna di assistere ad un grave incidente che ha coinvolto due bambine ed è un’esperienza che non auguro a nessuno.
Detto questo, ribadisco il mio incoraggiamento a spostarsi a bordo di una moto o uno scooter e a ricorrere al driver solo per spostamenti molto lunghi, con la raccomandazione che chi guida deve saperlo fare. Se non sapete guidare, Bali non è il posto adatto per imparare. E ricordate che la guida è a destra!
Religione

Sulla storia e il ruolo del culto religioso in questi territori si potrebbe scrivere un libro intero. Mi limiterò qui ad osservare che a Bali la religione più diffusa è l’Induismo, mentre tutto il resto dell’Indonesia – Gili Islands comprese – è a maggioranza musulmana. Aspetto molto importante da tenere a mente se si ha intenzione di visitare luoghi sacri e anche per capire come adeguarsi al rispetto alle diverse usanze. Ad esempio, perché scegliere di soggiornare nella piccola Gili Air e poi lamentarsi della preghiera del muezzin che risuona in tutta l’isola?
Vi suggerisco di fare almeno un paio di visite o di semplici chiacchierate con guide e persone del posto che sappiano raccontarvi la storia, le dinamiche ma anche il fascino delle due religioni. Noi, ad esempio, dalla visita guidata al Tempio Madre di Besakih abbiamo imparato tantissimo sull’Induismo, e da una semplice conversazione di fronte ad un caffè abbiamo appreso l’intricato funzionamento di funerali e culto dei defunti.
Extra tip: se avessi avuto più tempo a disposizione?
Mi ritengo molto soddisfatta dell’itinerario scelto. Alla luce dei giorni che avevamo a disposizione e di quelli che erano i nostri desideri circa i luoghi da vedere e le attività da fare, si è rivelato perfetto.
Detto questo, una volta rientrata e assimilata l’esperienza, ho pensato a come avrei organizzato questo viaggio se avessi avuto più tempo a disposizione. Pertanto, mi sento di aggiungere qualche considerazione pensando a chi magari avrà questa possibilità.
Con tre o quattro giorni in più, avrei sicuramente aggiunto Lombok come ulteriore o ultima tappa prima di rientrare a Bali o a Giacarta.
All’interno di un itinerario di tre settimane, oltre ad aggiungere Lombok, avrei optato per trascorrere qualche giorno nell’area di Munduk, a nord dell’isola – più selvaggia e meno frequentata dagli stranieri, oppure avrei scelto di fare uno scalo di qualche giorno a Singapore o Bangkok.
Se siete in procinto di partire per un viaggio a Bali e avete bisogno di un driver fidato, molto preparato e che parla perfettamente italiano, scrivetemi attraverso il form nella pagina di contatto e sarò felice di aiutarvi.
Buon viaggio in Indonesia!
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Ciao Giulia, ti contatto in merito a quanto letto in merito a Bali. Sto cercando di organizzarmi per fare un viaggio, non parlando molto l’inglese sarei interessata al contatto con un driver fidato, e che parla l’italiano per avere più chiara tutta la loro cultura. Grazie se puoi aiutarmi
Ciao Valentina! Certo, scrivimi tramite il form della pagina di contatto o inviami un direct su Instagram se ti è più comodo (devo garantire la privacy del driver, non posso pubblicare il suo contatto qui).
ciao mi interessa il contatto del driver e se hai fatto una escursione a komodo
Ciao Francesco! No, non sono stata a Komodo purtroppo. Per il contatto del driver scrivimi un DM su Instagram o attraverso il form della pagina di contatto (devo garantire la privacy del driver, non posso pubblicare il suo contatto qui).
Ciao, hai il contatto del driver di cui parli nel blog? Grazie mille!
Ciao! Per il contatto del driver ti chiedo cortesemente di scrivermi un DM su Instagram o attraverso il form della pagina di contatto (devo garantire la sua privacy, non posso pubblicare il contatto qui).
Ciao, saremo a Bali nella seconda metà di agosto, il tuo articolo è stato molto utile.
Hai qualche suggerimento su guida italiana ?
Ciao Claudia, mi fa molto piacere! Per il contatto del driver, scrivermi un DM su Instagram o attraverso il form della pagina di contatto (devo garantire la sua privacy, non posso pubblicare il contatto qui).