Da Città del Messico a Holbox: cosa vedere in Messico in due settimane

Il Messico: un altrove chiassoso e colorato, un vocabolario di profumi e sapori che trascende l’immaginabile. Qui la storia non si lascia ignorare e l’arte invade lo spazio quotidiano. Ma è anche un luogo che continua a intimorire, spesso raccontato per semplificazioni che scoraggiano alcuni viaggiatori dall’andare oltre la superficie e uscire da itinerari preconfezionati. L’intento di questo articolo – come del blog, del resto – è quello di mettere da parte ogni forma di pregiudizio, per lasciare spazio alla scoperta, alla libertà di scelta, allo studio. Un testo lungo, la cui pretesa non è convertirsi nell’“itinerario giusto” su cosa vedere in Messico in due settimane, bensì ispirare chiunque di voi stia pensando di intraprendere un viaggio in autonomia. Consigli pratici, ma soprattutto idee e spunti per permettervi di costruire un’esperienza soltanto vostra e attraversare questo paese con curiosità e responsabilità.
Scrivendo questo articolo, qualche mese dopo il mio viaggio in Messico, ho finalmente compreso il susseguirsi di circostanze che mi hanno portata in questa destinazione che profuma di salse rossastre e mango al sole.
Dopo l’incredibile viaggio in Colombia, pensavo che la mia bussola puntasse verso l’Asia – e infatti è proprio lì che ha preso forma questo testo. Probabilmente l’universo aveva già definito il prossimo capitolo della mia vita, una fase che quasi certamente mi allontanerà per un po’ dalla parte di mondo che preferisco.
Così qualcosa mi ha spinta a dire che no, in effetti non ne avevo ancora abbastanza di America Latina. Ed ecco che il Messico si è trasformato nella curva che non avevo previsto – e che auguro a chi legge di concedersi, almeno una volta nella vita.
Città del Messico
Non ci girerò intorno: due giorni non sono sufficienti. E lo dico proprio io che ho trascorso a Città del Messico poco più di 48 ore. So che ciò potrebbe destabilizzare chi legge, ma la ritengo una premessa necessaria, perché a distanza di tempo sento ancora la frustrazione di aver lasciato parecchio indietro. Tuttavia, non mi sento di dire che cambierei qualcosa del mio viaggio, credo di aver gestito il mio tempo al meglio e consapevolmente. La verità è che quando si hanno a disposizione solo due settimane per girare un paese così impegnativo, bisogna fare delle scelte.
Se per voi la capitale messicana è una priorità, potreste valutare di ridurre gli spostamnti e dedicarle almeno quattro giorni – a parer mio è il tempo minimo per visitare i luoghi più importanti e godere delle sue tante sfaccettature.
Se invece aveste appena un paio di giorni pieni, ecco su cosa io ho scelto di concentrarmi.
Cosa vedere a Città del Messico
Centro Storico
Il mio consiglio è di recarvi subito allo Zócalo, il cuore della città, edificato dagli spagnoli dove un tempo sorgeva il cuore della capitale azteca Tenochtitlán. Preparatevi ad un’ingente dose di caos, siamo pur sempre in America Latina!
Il punto di partenza perfetto per esplorare la zona è Plaza de la Constitución, dominata dall’imponente Catedral Metropolitana.
Dalla piazza si diramano diverse arterie in cui potrete sbirciare con calma negozi e bancarelle di ogni tipo. Se visiterete la città ad agosto, potreste imbattevi nella Fiesta de las Cultura Indígenas, un festival che non vi permetterà di apprezzare la piazza in tutta la sua grandezza, ma dall’altra parte avrete la possibilità di immergervi in un enorme mercato coperto in cui assaggiare cibo tradizionale, provare trattamenti di medicina tradizionale e acquistare pezzi di artigianato.
Noterete quasi subito l’area archeologica dedicata ai resti del Templo Mayor di Tenochtitlán, il principale edificio con base piramidale dell’antica capitale destinato alle cerimonie religiose.
A due passi dalla piazza principale della città, vi suggerisco di visitare il Palacio Nacional per poter osservare alcuni tra i più celebri murales di Diego Rivera, nonché la sua opera principale: Epopeya del Pueblo Mexicano.

Si tratta di un trittico che ripercorre la storia e le vicende del popolo messicano, dall’epoca pre-ispanica fino al 1935. L’opera adotta una chiave provocatoria e fortemente critica: nessuna personalità o entità che abbia agito contro gli interessi del popolo è stata risparmiata dall’artista. Il murale si legge da destra a sinistra e si divide in una fascia inferiore e una superiore. Personalmente l’ho trovato di una bellezza impressionante, ha superato le mie aspettative.
Gli altri murales, meravigliosi e carichi di significato, rappresentano scene della tradizione e miti di varie epoche.
Il protocollo per la visita è abbastanza rigido. È necessario essere accompagnati da una guida certificata e non è possibile prenotare in anticipo: bisogna recarsi in un edificio nelle vicinanze (all’ingresso del Palacio Nacional vi indicheranno il portone) alle 10:00 e riservare uno slot per il giorno stesso. I gruppi sono molto ristretti ed è proibito girare video o registrare la propria voce; mentre le fotografie sono ammesse solo frontalmente sulle opere e sui corridoi, evitando di immortalare il resto dell’edificio o il patio. Un militare segue discretamente il gruppo, poiché questo edificio è una sede istituzionale che ospita, tra gli altri, anche la residenza del Presidente del Governo.
Ma ecco un aspetto a dir poco positivo: la visita ai Murales di Diego Rivera è gratuita.
Colonia Roma
Sì, proprio quella del film diretto da Alfonso Cuarón. Originariamente Roma era un quartiere residenziale abitato da persone appartenenti alle classi alte, un trionfo architettonico in stile art nouveau e neocoloniale. Con l’espansione della città ha iniziato a spopolarsi gradualmente, fino a subire un vero e proprio abbandono in seguito al terremoto del 1985.

A partire dai primi anni Novanta Colonia Roma ha vissuto una vera e propria rinascita, soprattutto grazie ai numerosi artisti che l’hanno scelta come centro creativo. Oggi, è considerato uno dei quartieri più interessanti e stimolanti di Città del Messico. Ne ho subito sin da subito il fascino leggermente decadente, nostalgico; è un luogo che combina perfettamente il suo vissuto con la contemporaneità.
La Roma, come la chiamano i residenti, è divisa in Roma Norte e Roma Sur da Avenida Álvaro Obregón, un’ampia arteria disseminata di café, librerie, ristoranti.
La parte nord è quella in cui si concentra la maggior parte delle cose da vedere e da fare. Potete iniziare la vostra esplorazione dal movimentato Parque Río de Janeiro e passeggiare per il quartiere senza fretta. Entrate a dare un’occhiata nei negozi, soprattutto di abbigliamento e oggetti di design, e curiosate tra le piccole gallerie e installazioni artistiche sparse qua e là. Spingetevi fino a Plaza de Romita, una caratteristica piazzetta che ospita la Capilla de San Francisco Javier de la Romita.
Agli amanti dell’architettura consiglio di non perdere Casa Lamm e Edificio Balmori, considerati gli unici esempi rimasti a testimoniare l’essenza di Roma precedente alla speculazione edilizia post terremoto.
Colonia Condesa
Il quartiere residenziale di Condesa è contiguo a Roma Norte. Un buon modo per iniziare il vostro giro potrebbe essere da Parque México, per una passeggiata o per partecipare ad attività di gruppo come yoga o bachata – quest’ultima bellissima anche solo da osservare. Il parco è circondato dall’Ippodromo, un ampio viale in cui è possibile ammirare palazzi in stile art déco.

Passate poi a Parque España, più intimo e raccolto, adatto a una pausa caffè o lettura.
Se amate le librerie, da queste parti ne troverete diverse, ma la “cafebrería” El Péndulo vale una deviazione.
La Condesa è rinomata per la sua estetica architettonica: edifici art déco degli anni Venti convivono con dettagli moderni, azulejos sui balconi e decorazioni geometriche in rilievo.
Roma Norte e Condesa sono senza dubbio le zone migliori in cui alloggiare e provare la cucina della capitale, sia per lo street food che per ristoranti di fascia più alta. Sono inoltre zone ricche di aree verdi, ideali per godere della vita all’aria aperta.
Casa Museo Frida Kahlo e Casa Studio Diego Rivera e Frida Kahlo
La Casa Azul non ha bisogno di troppe presentazioni. Spazio creativo e di vita nel distretto di Coyoacán, in cui Frida Kahlo è nata e cresciuta, e in cui si è spenta nel 1954 (qui sono conservate anche le sue ceneri). Nel 1941 l’artista tornò a vivere in questa dimora assieme al compagno Diego Rivera che, con l’aiuto dell’amico architetto Juan O’Gorman, ne curò personalmente l’ampliamento e la creazione del giardino.


All’interno della casa è possibile osservare oggetti di vita quotidiana, alcune opere, fotografie e cimeli. La parte per me più affascinante è quella dedicata agli strumenti di lavoro: pennelli, colori, tavolozze, libri. Menzione d’onore per la cucina: se chiudo gli occhi e penso al Messico, vedo quella stanza.
I biglietti vanno prenotati con almeno un mese di anticipo e hanno un costo di 320 $ (circa 15 €).

Prima di fare ritorno alla casa Azul, Frida visse in quella che è oggi la Casa Studio Diego Rivera e Frida Kahlo, un progetto avanguardista di O’Gorman ispirato all’architettura funzionalista di Le Corbusier. Se disponete di tempo a sufficienza, non lasciatevelo scappare. Situato nel quartiere San Ángel, la sua struttura prevedeva blocchi abitativi indipendenti ma collegati da un ponte, così da permettere a ciascuno di salvaguardare il proprio ambiente creativo.
Potreste dedicare mezza giornata a Coyoacán e nel pomeriggio spostarvi a San Ángel. Entrambi i barrios meritano un approfondimento: ci sono mercati degni di nota (soprattutto quello del sabato mattina a San Ángel), musei (Casa Leon Trotsky, Museo Nacional de Culturas Populares) e ristoranti da provare.
Museo Nazionale di Antropologia
Il Museo Nazionale di Antropologia rappresentava per me un imprescindibile da vedere a Città del Messico, e devo dire che mi ha lasciata esterrefatta. La qualità dei tantissimi reperti esposti è impressionante. Il più celebre è sicuramente la Piedra del Sol, un enorme monolite che gli storici ritengono essere un calendario azteco, prima testimonianza della rappresentazione della ciclicità del tempo.

Maya, Aztechi, Olmechi: qui c’è tutto ciò che serve per conoscere la storia del Messico e delle sue civiltà. Il museo è molto grande, le sale sono tante ma ben organizzate e curate nell’esposizione. Pianificate bene la visita perché vi porterà via diverse ore. Il biglietto può essere acquistato direttamente all’ingresso e ha un costo di 209 $ (poco meno di 10 €).
Bosque Chapultepec
Il Museo Nazionale di Antropologia è ubicato all’interno del Bosque Chapultepec, il più grande bosco urbano dell’America Latina. Concedetevi una passeggiata tra i suoi viali prima o dopo la visita al museo. Troverete postazioni di street food, attività per i bambini, musicisti e artisti di strada.
Luis Barragán: Casa Studio e Casa Gilardi
Il mggior rimpianto di quest’avventura messicana è la mancata visita alle due opere più note dell’architetto Luis Barragán. Vi esorto a dedicare qualche ora a questi spazi, ma soprattutto a programmare per tempo: le visite si svolgono solo in giorni specifici e in fasce orarie limitate. Io ho provato a prenotare con tre mesi di anticipo, ma senza successo.
Come arrivare a Città del Messico dall’aeroporto
Una volta atterrati nella capitale messicana, avrete diverse opzioni per raggiungere la città:
- Metropolitana: la scelta più economica ma meno pratica, poiché difficilmente troverete una soluzione diretta. Una volta in centro bisognerà cambiare per un’altra linea o prendere un bus.
- Transfer privato: attraverso il vostro hotel o agenzie dedicate.
- Taxi ufficiali o Uber: ritengo sia il metodo migliore, soprattutto se viaggiate in coppia o in gruppo. I costi sono notevolmente inferiori rispetto all’Europa. Per arrivare in hotel a Condesa abbiamo impiegato 40 minuti e pagato la corsa 219 $ (10,33 €).
Oaxaca de Juárez
Avevo aspettative altissime su questa città e, per non incappare nella stessa sensazione provata a Città del Messico, io e L. abbiamo deciso di non organizzare escursioni e di vivere appieno la città per un paio di giorni. Una scelta vincente che ci ha permesso di incontrare persone del posto e trascorrere tempo prezioso con chi conosce la città meglio di chiunque altro. Questo – per me – è ciò che vale un viaggio.
Con un giorno in più a disposizione, avrei scelto di fare questa escursione, ideale per scoprire alcune perle della regione a poca distanza dalla città. Può essere un’ottima opzione se vi fermate a Oaxaca almeno due notti.
Cosa vedere a Oaxaca
Il bello di Oaxaca è che si può girare a piedi, soffermandosi su ciò che cattura l’attenzione: una galleria d’arte, una chiesa, una bottega artigiana.

Un discorso a parte merita il cibo. La gastronomia di questa regione è forse la più rinomata del Messico: qualora voleste regalarvi un’esperienza particolare, ecco, è qui che dovreste farlo.
Per certi versi mi ha ricordato Medellín: entrambe queste città puntano sulla sperimentazione gastronomica partendo da materie prime di qualità e tradizioni locali, mostrando una cura estrema per l’artigianalità in cucina. Due esempi di come la più grande innovazione parta sempre da radici profonde.
Centro Storico
Il punto di partenza ideale per scoprire il cuore di Oaxaca è lo Zóclalo, in particolare Plaza de la Constitución con la sua Catedral Metropolitana Nuestra Señora de la Asunción. Difficilmente troverete questa piazza poco affollata: di giorno c’è un mercato dell’artigianato, e i ristoranti e bar che la circondano sono sempre pieni di clienti; con il calare del sole arrivano musicisti di strada, danze tipiche e spettacoli.
Santo Domingo de Guzmán
La Iglesia de Santo Domingo de Guzmán, intitolata proprio al fondatore dell’ordine dei dominicani, rappresenta uno dei monumenti più significativi della città. Una chiesa dalla struttura possente in stile barocco, decorata in oro al suo interno. Il complesso adiacente, un tempo convento dei frati, oggi ospita il Museo de las Culturas de Oaxaca.

Quello che originariamente era il giardino della chiesa è ora una delle attrazioni più conosciute della città, il Giardino Etnobotanico. Io ho scelto di non visitarlo, sia per la scarsa disponibilità di orari, sia perché i pareri letti e ricevuti erano piuttosto contrastanti e non ero certa che avrebbe soddisfatto le mie aspettative.
Jalatlaco e Xochimilco
Merita una visita il coloratissimo barrio San Matías de Jalatlaco. Un quartiere che sembra quasi un pueblo a sé, Jalatlaco nasce sul finire del Quattrocento come barrio de soldados mexicas, ovvero i guerrieri aztechi. Oggi questa zona ha accolto la modernità senza rinunciare alle sue tradizioni: basta scambiare qualche parola con i suoi abitanti per capire quanto siano legati alle origini del quartiere.
Le strade sono un trionfo di street art – con la Comparsa de los Muertos tra i temi più ricorrenti – e ospitano centri culturali, gallerie e piccoli locali dall’atmosfera vivace e genuina.


Xochimilco segue la scia di Jalatlaco tra murales ed edifici colorati, anche se in questo caso si tratta di un contesto dal carattere più residenziale. Potete raggiungerlo con una passeggiata di circa 20 minuti partendo da Santo Domingo de Guzmán in direzione nord.
I mercati di Oaxaca
Dedicare qualche ora a esplorare i mercati di Oaxaca è quanto di meglio si possa fare per entrare in contatto con l’anima più intima di questa città. Ne ha ben quattro: Mercado Benito Juárez, Mercado 20 de Noviembre, Mercado de las Artesanías e Mercado de los Abastos. I primi tre si trovano nello stesso quartiere, si prestano quindi a essere visitati in una mattinata.
Quello che ho preferito è stato il Mercado 20 de Noviembre, dove il protagonista è il cibo: qui potrete assaggiare di tutto, dal mole alle chapulines (piccole cavallette tipiche della cucina messicana). Da non perdere il Pasillo del Humo, un corridoio in cui si griglia carne senza sosta.

Masterclass sul cacao a Oaxaca
A Oaxaca il cacao è molto più di un ingrediente: è identità, memoria. In questa regione del Messico, dove gastronomia e cultura si intrecciano da secoli, il cacao affonda le sue radici in un passato ancestrale, quando i Maya lo utilizzavano come base per bevande cerimoniali. Durante il mio viaggio, una delle esperienze più autentiche e sorprendenti è stata partecipare a una masterclass dedicata proprio al cacao.

Scandagliando le strade della città su Google Maps in cerca di cose da fare o vedere, ho scoperto casualmente Chima Lapa. Si tratta di un laboratorio artigianale che ha scelto di restare fedele alla propria essenza, lontano dalle logiche industriali. Qui il cacao viene raccontato con rispetto e passione, partendo dalla coltivazione fino alla trasformazione finale, senza tralasciare la sua storia antica e il ruolo che continua ad avere nel presente, anche al di fuori del Messico.
Un’ottima attività per chiunque voglia conoscere Oaxaca attraverso uno dei suoi simboli, anche perché i ragazzi del laboratorio sono estremamente preparati. Per scoprire i diversi percorsi e prenotare quello più adatto, vi basterà visitare il loro sito.
Come arrivare a Oaxaca
La capitale dello stato di Oaxaca può essere facilmente raggiunta tramite volo interno dalle principali città messicane. Io ho optato per un volo della compagnia Viva da Città del Messico e mi sono trovata benissimo (costo: 60 € a persona, acquistato con un mese di anticipo).
Una volta in aeroporto la soluzione migliore è salire a bordo di un combi o colectivo, un taxi condiviso che farà varie fermate in centro città (dista appena 10 chilometri). Il costo è di 100 – 150 $ a persona a seconda della vostra fermata (4,70 € – 7 €).
Yucatán
Per molti, la penisola dello Yucatán rappresenta il Messico nella sua essenza. Uno degli stati più completi del paese, capace da solo di offrire un soggiorno che includa natura, archeologia, architettura coloniale e spiagge caraibiche.

Come arrivare in Yucatán
Nuova tappa, nuovo volo interno. Questa volta da Oaxaca a Cancún, capitale dello stato di Quintana Roo. Ci siamo affidati alla compagnia Volaris (costo elevato in questo caso: 128 € a persona, acquistato con un mese di anticipo).
Una volta atterrati, abbiamo subito ritirato la macchina a noleggio e raggiunto Valladolid in un paio d’ore, dando il via al nostro mini on the road in Yucatán. Dopo infinite ricerche incrociate, ho scelto di affidarmi a una compagnia locale, Avant Rent A Car. L’esperienza è stata molto positiva e i prezzi competitivi. In alternativa, Discover Cars si conferma sempre una garanzia.
Un aspetto importante da tenere a mente: Yucatán e Quintana Roo non hanno lo stesso fuso orario, c’è un’ora di differenza – fate bene i calcoli in caso di voli o riconsegna dell’auto.
Cosa vedere in Yucatán
Valladolid
Ho amato Valladolid, partiamo da qui. Non mi riferisco alle sue caratteristiche estetiche: è una bella cittadina in stile coloniale, come molte altre in Messico. Ciò che mi ha conquistata è stato il suo mood: tranquillo ma allegro, sereno e mai borioso. La gente sempre sorridente, la musica che accompagna per strada. Una semplicità estremamente piacevole, un ambiente rilassato in cui non serve agghindarsi per uscire la sera a cena e dove non esiste alcuna fretta.


Valladolid è parecchio frequentata dai turisti, certo. Proprio per questo vale la pena non limitarsi al piccolo e grazioso centro storico, ma perdersi nelle stradine più defilate – vi imbatterete in delle vere chicche local. L’area più movimentata è Calzada de los Frailes, una via piena di negozi, bistrot e hotel boutique; mentre il monumento più rilevante è la Chiesa di San Bernardino da Siena.
La ragione per cui Valladolid non manca quasi mai in un itinerario di viaggio in Yucatán non si riduce al suo nucleo urbano. La sua posizione strategica la rende una base perfetta per escursioni nella regione: il recinto archeologico che ospita la piramide di Chichén Itzá, il sito di Ek Balam, i tanti cenotes nelle vicinanze. Inoltre dista da Tulum e Cancún rispettivamente un’ora e mezza e due ore.
Chitchén Itzá
Di norma propendo per la totale soggettività e spontaneità dei viaggi. Ma è difficile pensare di visitare lo Yucatán senza fare tappa a Chichén Itzá, una delle sette meraviglie del mondo moderno.

Tutto il sito archeologico è una spettacolare dimostrazione di quanto i Maya ne sapessero di architettura e astronomia. Il Tempio di Kukulkán, però, è davvero speciale: durante gli equinozi di primavera e autunno, l’allineamento della piramide con l’angolo del sole crea un gioco di ombre che riproduce la sagoma di un serpente piumato che sembra scendere lungo la scalinata. Un momento importantissimo per tutti gli yucatecos di discendenza maya e per tanti messicani: il dio Kukulkán torna sulla terra per comunicare con loro e donare fertilità e salute.
Da non perdere anche la Sala delle Mille Colonne, appartenente al Tempio dei Guerrieri, e il Campo del gioco della Palla, uno sport in cui la palla poteva essere toccata solo con fianchi, ginocchia e gomiti; ascoltandone i dettagli e le regole si comprende quanto fosse più un rituale che un gioco.

Nonostante l’inconfutabile maestosità di Chichén Itzá, devo purtroppo esprimere un’opinione personale negativa sulla qualità dell’esperienza. È certamente un luogo da vedere almeno una volta nella vita, ma bisogna armarsi di una buona dose di pazienza e prepararsi ad un minimo di frustrazione – la stessa che accomuna i siti più turistici del mondo. Sono due gli aspetti che mi hanno maggiormente infastidita: la poca educazione di molti visitatori (abbigliamento, comportamento, mancanza di rispetto per il contesto) e l’area circostante trasformata in un mercatino di souvenir – talmente esteso da sminuire il recinto archeologico.
Come arrivare a Chichén Itzá in auto e altre informazioni pratiche
Da Valladolid occorrono appena 45 minuti per raggiungere il sito archeologico. Molto importante: non prestate attenzione ai gruppetti di persone sul ciglio della strada che cercheranno di fermarvi millantando una tassa da pagare, o che vorrebbero offrirsi come guide rivendicando la loro discendenza maya. Lo stesso accade con i parcheggi: alcune persone tenteranno di farvi optare per dei posteggi lontani dall’ingresso, sostenendo che il parking all’entrata sia pieno. Proseguite invece fino al parcheggio principale, custodito e situato di fronte all’entrata, e tornate indietro solo qualora non doveste trovare posto. Costo: 80 MXN (3,85 €).
Potete acquistare il biglietto direttamente all’ingresso: per gli adulti non residenti il costo è di 648 $ (circa 31 €) a persona.
Fate attenzione alle temperature, c’è pochissima ombra e il sole picchia forte. Cercate di fare delle pause sotto gli alberi ogni tanto, portate acqua, cappello e, nei periodi particolarmente caldi, anche l’ombrello.
Cenotes
Lo Yucatán pullula di cenotes, grotte naturali di acqua dolce, spesso molto profonde, ritenute sacre dai Maya. È proprio il contrasto tra questa antica sacralità e la moderna fruizione turistica ad aver generato in me una sensazione di interdizione.
Ho scelto di visitarne solo uno, spinta soprattutto dalla mia passione per la natura e dall’unicità di queste formazioni. E posso purtroppo confermare che di spirituale rimane ben poco, a meno di avere la fortuna di accedere a cenotes non aperti al pubblico, magari accompagnati da persone del posto – contesti in cui, però, la balneazione non è consentita.

Ho optato per il Cenote Saamal che, pur essendo conosciuto e ben organizzato, non ho trovato affatto affollato: è stato possibile tuffarsi e nuotare in tranquillità. La temperatura dell’acqua è piacevolissima, rinfrescante ma senza esagerare. Costo: 200 $ (9,81 €) a persona comprensivo di ingresso al cenote, armadietti con chiave, uso degli spogliatoi e giubbotto salvagente (obbligatorio).
Izamal
Izamal, conosciuta anche come la Città Gialla, è uno dei ‘pueblos mágicos’ – riconoscimento statale conferito ai borghi più belli del paese. La scelta del giallo è dovuta a diversi fattori: in parte al significato che questo colore ha nella tradizione maya, in parte a una precisa scelta cromatica e, infine, alla visita che Papa Giovanni Paolo II fece proprio qui nel 1993. In quell’occasione si decise di accelerare il processo, già in atto, volto a uniformare l’estetica di Izamal, e di aggiungere il bianco in omaggio al Vaticano.

Dal mio punto di vista questa cittadina è davvero suggestiva e ripaga chi decide di fermarsi, soprattutto se siete alla ricerca di quell’autenticità tanto agognata e spesso sfuggente. Qui il tempo sembra essersi cristallizzato su una sorta di controra perpetua, dove non si ha mai la percezione di trovarvi in una dimensione massificata.
Oltre al bellissimo Convento di San Antonio de Padua, suggerisco un giro al mercato cittadino, che definirei decisamente più sfidante rispetto a quelli di Oaxaca – soprattutto se siete deboli di stomaco!
Mérida
Mérida è la capitale dello Yucatán, nonché uno straordinario esempio di città coloniale. Fu fondata dagli spagnoli a metà del Cinquecento sulle rovine di una città maya, apparentemente già abbandonata al loro arrivo.
La si gira a piedi, sempre con il naso all’insù, alla ricerca di chicche architettoniche capaci di incontrare sia il gusto degli amanti di una certa decadenza chic, sia quello dei cultori del colonialismo più puro.

Passeggiando per il centro storico, vedrete numerosi edifici all’apparenza lasciati a sé ma che in realtà celano un vero e proprio intento estetico. Per chi cerca un lusso più manifesto, Paseo Montejo è la risposta: un’ampia arteria urbana disseminata di Casonas, bellissimi edifici costruiti sul finire del XIX secolo, culmine dello splendore economico legato alla produzione dell’henequén (agave) – l’oro verde messicano.

La chiesa principale della città è la Catedral de San Ildefonso, mentre tra i musei spiccano il Gran Museo del Mundo Maya e il Museo Regional de Antropología. Da non perdere anche il Palacio de Gobierno, con il suo caratteristico colore verde, e Parque Santa Lucía, particolarmente animato al calar del sole.
Piccola menzione d’onore, infine, per i negozi e i ristoranti di Mérida: shopping curato e cibo squisito sono praticamente garantiti.
Visitare una vera hacienda e pueblos autentici
Il ricordo più emozionante dei miei giorni in Yucatan l’ho tenuto in serbo per la fine. Desideravo ardentemente visitare una vera hacienda messicana, una che fosse in parte ancora attiva nelle sue funzioni. Lo ritenevo un tassello fondamentale del mio viaggio, perché anticamente le haciendas erano il fulcro della vita individuale e collettiva. Volevo respirare, o almeno immaginare, quella che poteva essere la vita al loro interno.

Ogni complesso era un piccolo mondo autosufficiente organizzato attorno alla dimora padronale, abitata da tre o quattro generazioni di proprietari (se avete letto i romanzi di Isabel Allende, sapete di cosa parlo). Attorno, le dependance per i lavoratori, i giardini, le piantagioni e vere e proprie aziende agricole, soprattutto di agave.
Oggi molte haciendas non più attive: pur conservando parte della loro architettura, sono state riconvertite in hotel di lusso o ristoranti che combinano i loro servizi con le visite guidate. Non era ciò che cercavo, ma allo stesso tempo non avevo un piano. Io e L. abbiamo quindi deciso di lasciare un giorno senza programmi prestabiliti: solo noi, l’auto e i suggerimenti della comunità locale. Dal mio punto di vista questa è spesso la chiave che fa prendere al viaggio una svolta decisiva: parlare con la gente del posto.
Grazie all’incredibile gentilezza e complicità dei messicani siamo riusciti nell’intento di visitare una hacienda privata. Come in un gioco siamo stati indirizzati dal custode di un parcheggio verso un primo villaggio, poi in un secondo – alla vecchia maniera, con i telefoni senza copertura e poche parole scritte su un pezzo di carta. L’accoglienza è stata tale da avere il beneplacito di bussare alle porte, cercando “quel tizio” o “quell’altro”, fino ad arrivare al custode della mansione.


Abbiamo avuto fortuna, certo. Avremmo potuto ricevere una porta in faccia o risposte diffidenti. Ma io vi dico: chiedete sempre ai alla gente del posto, indicazioni, opinioni; parlate con loro e lasciate che vi aiutino a scrivere la vostra storia.
Grazie a questa esperienza abbiamo avuto la possibilità di vedere da vicino piccoli villaggi solitamente sconosciuti a noi stranieri e di fare amicizia con i loro abitanti, decisamente stupiti dalla presenza di due forestieri.
Nel mio piccolo, scelgo di preservare queste realtà non menzionando i paesini, le persone e la hacienda. Ma invito voi che leggete a sperimentare e, quando possibile, uscire dai canoni di proposte di viaggio pronte all’uso.
Cancún
Cancún è stata per noi unicamente un punto di passaggio. Una volta lasciato lo Yucatán abbiamo riconsegnato l’auto e, in Uber, ci siamo spostati a downtown, dove avevamo prenotato un hotel vicino alla stazione degli autobus ADO. Se anche voi siete diretti a Holbox, potreeste fare lo stesso: un po’ di relax, cena nei dintorni e la mattina seguente potrete partire di buon’ora.
Il nostro viaggio si è poi concluso con un secondo passaggio in città: una notte in un hotel vicinissimo all’aeroporto, in vista della partenza del mattino seguente. Se anche voi avete in programma un itinerario che vi porterà da un estremo all’altro del Messico, la scelta migliore è prenotare il volo di andata su un aeroporto e quello di ritorno su un altro. Nel mio caso, l’arrivo è stato a Città del Messico e la partenza da Cancún (non sempre questa scelta è economicamente conveniente, ma questa volta lo è stata).
Sono consapevole che per molti Cancún rappresenta una meta di interesse, ma a me non premeva affatto visitarla, per cui in questo articolo non troverete alcuna informazione sulla città. La mia raccomandazione è piuttosto quella di informarvi bene su Cancún e sulla Riviera Maya prima di inserirle in itinerario, evitando scelte “a scatola chiusa” che potrebbero deludere le aspettative.
Holbox
Per qualche giorno nel caribe messicano, la nostra scelta è ricaduta su Holbox, una piccola isola dello stato di Quintana Roo che desideravo visitare da tempo. I giorni qui sono stati una vera coccola.

Non si tratta di un’isola selvaggia e sconosciuta al turismo, ma le sue atmosfere sono ancora lontane dallo scintillio e dal chiasso di Cancún e della Riviera Maya. Spero con tutto il cuore che questo luogo non venga sfruttato fino al punto di non ritorno e trasformato in uno scenario senz’anima, votato esclusivamente al turismo di massa.
A Holbox non esistono strade asfaltate, solo sabbia. Ci si sposta in bicicletta o in golf car – che è anche il mezzo utilizzato per il servizio taxi. Questo dettaglio, insieme al fatto che per arrivarci siano necessari autobus e traghetto, rappresenta probabilmente un deterrente per i più pigri. Ed è forse anche per questo che, pur accogliendo visitatori in strutture per tutte le tasche, l’isola riesce ancora a mantenere un equilibrio tra chi cerca puro relax e chi desidera movimentare un po’ la propria permanenza.
Le spiagge sono magnifiche e il mare è di un turchese intenso. Se state programmando una partenza tra giugno e agosto, non pensateci due volte: Holbox è una delle pochissime destinazioni costiere dei Caraibi messicani che in questo periodo non subiscono l’invasione del sargasso, l’alga scura e maleodorante che durante la stagione delle piogge invade la Riviera Maya e spesso impedisce la balneazione.
Come arrivare a Holbox
L’unico modo per raggiungere Holbox è prendere un traghetto dal piccolo villaggio di Chiquilá, che in appena 25 minuti vi permetterà di arrivare sull’isola. La tratta è operata da due compagnie, 9 Hermanos e Holbox Express; il biglietto costa 330 $ (circa 16 €) andata e ritorno, in entrambi i casi. Le partenze sono frequenti, di fatto ogni mezz’ora, poiché una delle due compagnie parte all’ora esatta e l’altra alla mezza. Potete quindi regolarvi in base all’orario di arrivo del vostro autobus. Non è necessario acquistare i biglietti precedentemente, si comprano al botteghino.
Per arrivare a Chiquilá sono disponibili autobus giornalieri della compagnia ADO in partenza da Mérida, Tulum e Cancún (la città più vicina). Il costo del biglietto da Cancún è altalenante: spesso ci sono offerte e sconti, pertanto può oscillare tra i 218 $ – 398 $ (circa 20 € – 40 €) a persona, andata e ritorno. Impiegherete tra le due ore e mezza e le tre ore, ragion per cui è meglio partire di buon mattino.
Le spiagge più belle di Holbox e come raggiungerle
Punta Mosquito
È proprio il caso di dire che le parole non bastano a descrivere Punta Mosquito. Dono magnifico di madre natura, questa lingua di sabbia, circondata da un mare limpidissimo, è fruibile solo con la bassa marea. Generalmente è possibile raggiungerla al mattino e sarebbe bene andare via entro le 16:00 – ma suggerisco di monitorare online le previsioni delle maree.

Si procede a piedi o in bici (a seconda dell’ubicazione del vostro alloggio) fino all’hotel Las Nubes, per poi proseguire camminando in acqua – altezza punto vita, più o meno. È quindi essenziale portare con sé solo lo stretto necessario, meglio se in una borsa o zaino impermeabile. Oltre alla protezione solare, è bene munirsi di maglietta e cappello perché non ci sono zone d’ombra.
Playa Punta Coco
Holbox vanta un secondo gioiello: la spiaggia di Punta Coco. Ho preferito Punta Mosquito, ma non si può negarne la bellezza.

Il modo migliore per raggiungerla dipende, di nuovo, da dove alloggerete. La spiaggia dista circa 2,5 km dal centro dell’isola verso ovest. Noi abbiamo scelto di arrivarci in bicicletta, dato che il nostro hotel si trovava all’estremo opposto.
In questa zona è facile imbattersi nelle molteplici specie di uccelli che popolano l’isola, ma il vero spettacolo è la bioluminescenza notturna.
Playa Grande
Playa Holbox, o Playa Grande, è l’ampia spiaggia su cui si affacciano molti hotel dell’isola. Inizia subito dopo il centro abitato e non ha nulla da invidiare alle altre spiagge: con il meteo a favore l’acqua è calma e cristallina.

A Holbox è possibile partecipare a escursioni per osservare da vicino lo squalo balena. Dopo aver nuotato con le tartarughe durante il mio viaggio in Indonesia, l’idea di vivere un’esperienza simile con questo gigante marino mi incuriosiva, ma alla fine ho scelto di rinunciare. Qualora decidiate di partecipare, assicuratevi che le attività siano gestite in modo etico e rispettoso nei confronti degli squali.
Dove dormire in Messico
Non tutti gli hotel in cui ho soggiornato sono promossi a pieni voti, ma non ho vissuto esperienze negative, per cui condivido con voi anche quelli che hanno avuto uno scopo puramente funzionale.

Dove dormire a Città del Messico
Come a Bogotà, e più in generale nelle capitali di Centro e Sud America, anche a Città del Messico è buona norma alloggiare nelle zone considerate più sicure per turisti e visitatori stranieri. Nella capitale messicana, queste aree corrispondono principalmente a Colonia Roma, Condesa e Polanco. Personalmente ho scelto Condesa, e ne sono rimasta molto soddisfatta.
Condesa Cibel: più che un hotel lo definirei un affittacamere. Dispone di una reception, ma non offre colazione o altri servizi. Mi è sembrata una soluzione ottima per il rapporto qualità-prezzo, considerando che siamo in una delle capitali più grandi del mondo. Per la colazione non c’è da preoccuparsi: ci sono diversi caffè a pochi minuti a piedi.
Dove dormire a Oaxaca
A Oaxaca avrete l’imbarazzo della scelta: l’offerta di alloggi è ampia e curata, adatta a tutti i budget. Vi consiglio di dormire nei pressi del centro storico, preferibilmente nella parte nord, così da poter raggiungere a piedi tutti i principali punti di interesse della città.
Hotel Materia: un delizioso boutique hotel a due passi dal centro, con colazione inclusa. Le cinque stanze sono arredate con grande cura, ognuna ispirata a un elemento della natura.
Dove dormire a Valladolid
Valladolid è una cittadina piuttosto raccolta, quindi, a meno che non preferiate alloggiare in zone limitrofe, quasi certamente il vostro hotel o b&b si troverà nel centro storico. Molte proposte interessanti sono situate nei pressi di Calzada de las Flores, una delle strade più carine della città.
Saastah Hotel Boutique: questa sistemazione non ci ha entusiasmato. Ha un enorme potenziale e un grande punto a suo favore, il parcheggio. Avrebbe bisogno di maggiore manutenzione e la colazione va sicuramente rivista e arricchita. Detto questo, per un paio di notti è una scelta accettabile.
Dove dormire a Merida
Acqua In Bocca Hotel: un hotel che resta nel cuore. Situato in pieno centro storico, dall’esterno sembra un edificio come tanti altri, ma all’interno si sviluppa secondo la classica architettura in stile coloniale, tipica del Messico. Qualora aveste voglia di farvi un regalo, concedetevi la suite: non ve ne pentirete. Ulteriore punto positivo: parcheggio convenzionato nelle vicinanze.
Dove dormire a Holbox
Qualunque sia la zona in cui sceglierete di alloggiare, il vero lusso a Holbox è poter aprire la porta della stanza e trovarsi subito sul mare. Per questo, vi esorto a privilegiare hotel con accesso diretto alla spiaggia, ombrelloni e lettini: la possibilità di fare un bagno o una passeggiata all’alba è impagabile.
My Blue Hotel: struttura sul mare con una bellissima area piscina e tanto verde nella parte interna. Stanze ampie e dotate ti un piccolo giardino.
Dove dormire a Cancún
Come già detto, Cancún è stata per noi solo una tappa tecnica. Vi abbiamo trascorso due notti: quella prima di spostarci a Holbox, e l’ultima notte. I due hotel che vi segnalo di seguito non sono particolarmente affascinanti, ma sono stati funzionali ai loro scopi: Adhara Hacienda Cancun e Fairfield Inn & Suites.
Dove mangiare in Messico
Ecco i posti che mi sento di consigliare fra quelli provati durante le mie due settimane in Messico. Non è un caso che quasi tutti mi siano stati raccomandati da messicani.

Città del Messico
- Páramo: cucina tipica con un tocco moderno, c’è anche il cocktail bar!
- Jenni’s Quesadilla: una delle postazioni di street food più iconiche della città.
- La casa de Toño en Madero: taquería verace e senza fronzoli, estremamente popolare tra gli abitanti di Città del Messico. Attenzione al piccante: quasi impossibile evitarlo.
- Taquería Orinoco: una vera e propria istituzione con diversi ristoranti sparsi per la città.
Oaxaca
- Las Quince Letras: uno dei ristoranti più rinomati della regione e, per me, una delle migliori cene in Messico. Menzione speciale per lo stufato di pollo al mole coloradito, mandorle e olive.
- Boulenc: il luogo perfetto per una colazione o un pranzo veloce. Sandwich e lievitati buonissimi, bella location.
Valladolid
- Conato: ristorante molto curato in cui sperimentare la fusione tra cucina regionale yucateca e influenze internazionali.
Merida
- Ariadna: l’architettura e l’estetica di Ariadna vi sbalordiranno, e il cibo non sarà da meno. Se il caldo lo permette, chiedete un tavolo in giardino.
Holbox
- In molti non resistono alla tentazione di provare la famosa pizza con l’aragosta, specialità dell’isola che potete trovare in diversi ristoranti. Io invece vi consiglio un’ottima cucina argentina: Casa de asadores Martín & Santos.
Itinerario di 3 o 4 settimane in Messico
Per una prima visita in Messico, ritengo che un viaggio itinerante sia una buona scelta: permette di farsi un’idea generale del paese, scoprire regioni diverse e i loro tesori principali. Tuttavia, l’enorme offerta culturale, storica e naturalistica, unita alla grande estensione e diversità del territorio, mi ha portata a concludere che in una futura occasione vorrei concentrarmi su aree più circoscritte, per esplorarle in profondità.
Le idee che seguono potrebbero essere integrate in un programma di tre o quattro settimane, o costituire dei viaggi indipendenti. Ecco le tappe che avrei aggiunto avendo più tempo a disposizione:
- Città del Messico, da esplorare più in profondità: le avrei dedicato una settimana, abbinandola a qualche giorno nello stato di Guanajuato.
- La regione di Oaxaca, per conoscere sia le zone montuose che la costa: Puerto Escondido, Mazunte, Puerto Ángel.
- Una full immersion nello Yucatán e in Quintana Roo, con tappe come Celestún, Río Lagartos o Bacalar e la sua Laguna de los Siete Colores.
- Baja California, da esplorare in una settimana o dieci giorni – magari in combinazione con Città del Messico.
Vi auguro uno strepitoso viaggio in Messico!
* Tutte le voci di costo, eccetto i voli interni, sono aggiornate a marzo 2026.
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